Gazzetta di Reggio

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l’interrogatorio 

La maestra non parla davanti al giudice

Elisa Pederzoli
La maestra non parla davanti al giudice

REGGIO EMILIASi è avvalsa della facoltà di non rispondere la maestra 55enne accusata di maltrattamenti e colpita dalla misura cautelare della sospensione dell’esercizio in ufficio pubblico - dunque...

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REGGIO EMILIA

Si è avvalsa della facoltà di non rispondere la maestra 55enne accusata di maltrattamenti e colpita dalla misura cautelare della sospensione dell’esercizio in ufficio pubblico - dunque non può lavorare a scuola - per sei mesi.



Ieri mattina la donna si è presentata con un nuovo avvocato all’appuntamento con l’interrogatorio di garanzia davanti al giudice Luca Ramponi: non più l’avvocato Giovanni Tarquini quindi, nominato di fiducia nelle prime ore della scoperta dell’inchiesta, ma l’avvocato Alessandro Nizzoli.

È l’unico colpo di scena, per così dire. Perché l’audizione davanti al giudice Ramponi alla presenza del pubblico ministero, titolare dell’inchiesta, Stefana Pigozzi, è durata pochissimi minuti. Il tempo di dichiarare la volontà di non parlare, per il momento.



«Siamo ancora nella fase della raccolta delle idee, nel tentativo di capire meglio cosa è successo: sicuramente un fatto anomalo rispetto al passato di una persona che ha vissuto tutta la vita ricoprendo quel ruolo – ha dichiarato l’avvocato Nizzoli uscendo dall’aula – La notizia di questa misura cautelare è una valanga, una slavina inaspettata per la mia assistita. La situazione psicologica è gravosissima, in questo momento. Si sta mettendo in discussione una intera vita professionale, dopo tanti anni vissuti con un coinvolgimento emotivo grande: perché questo non è un lavoro che si fa per tirare lo stipendio alla fine del mese, ma perché si è creduto, si crede e si continua a credere. Per questo, c’è grande sofferenza».

Riguardo a quella che sarà la condotta della difesa, Nizzoli chiarisce: «Non daremo nulla per scontato, si fanno delle critiche: al di là della condotta, vogliamo capire i momenti della critica e come emerge».

Dunque, quello che potrebbe accadere nei prossimi giorni è che la difesa, una volta studiati gli atti, decida di chiedere che l’indagata venga sentita. E in quell’occasione chiedere una revoca della misura. O, attendere invece il proseguo delle indagini e ciò che al culmine di queste deciderà il sostituto procuratore titolare dell’inchiesta avviata, sulla base delle indagini dei carabinieri di Santa Croce. A far scoppiare tutto, era stata la denuncia la scorsa primavera di una mamma di una piccola allieva. —



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