Gazzetta di Reggio

Reggio

Evaristo sparvieri 

la quantità per riempire un vuoto di qualità

“Ogni volta che si entra nella piazza ci si trova in mezzo ad un dialogo”. E ancora: “Ogni città riceve la sua forma dal deserto a cui si oppone”. Piazza e deserto, due concetti del romanzo...

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“Ogni volta che si entra nella piazza ci si trova in mezzo ad un dialogo”. E ancora: “Ogni città riceve la sua forma dal deserto a cui si oppone”. Piazza e deserto, due concetti del romanzo combinatorio dedicato da Italo Calvino a Le città invisibili. È la stessa combinazione che si incontra nella contestata piazza della Vittoria, spianata desertica diventata modello di omologazione anche per piazza Roversi e piazza Gioberti: il tetto vuoto di un parcheggio (mezzo vuoto), dove solo ora arrivano luci e colori del Dinamico a riempire spazi spopolati e silenti.

È questione di qualità e quantità, più sociale che estetica. Vuoto contro pieno. Altre due categorie, contrapposte, che trasformano o meno le piazze in luoghi dell’anima. E dove le voci (assenti) dell’oggi faticano a diventare ricordi affettivi del domani. Con poche e note eccezioni, le piazze reggiane – piazza della Vittoria in particolare – sono spesso vuote. E necessitano di un flusso perenne di vita: distese, panchine, iniziative. In fondo, è ciò che chiedono ai progettisti, a partire dall’etimologia: “piazza” come “platea”, mutuato poi nel teatro per indicare il luogo in cui siede il pubblico, quando – per tornare a Calvino – il brusio di un dialogo rompe il silenzio già prima dello spettacolo. In piazza della Vittoria, si sa, lo spettacolo deve ancora cominciare. Deserto. In Roversi e Gioberti è auspicabile. Il dialogo? Adesso latita. Nelle e sulle piazze, dove fra residenti e Comune c’è il silenzio. Un velato sottofondo di “natura” elettorale che vede in tre tassi gli alfieri del dissenso. —

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