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Cocaina a minorenni reggiani, in manette la ditta dello spaccio

Leonardo Grilli
Cocaina a minorenni reggiani, in manette la ditta dello spaccio

Reggio Emilia, sette persone arrestate in un anno di indagini e tre misure cautelari eseguite. Secondo la polizia i pusher sarebbero stati “assunti” direttamente dal Kosovo

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REGGIO EMILIA. Un traffico di cocaina che permeava il centro storico della città e che vantava una moltitudine di clienti, talvolta anche minorenni reggiani. Un’organizzazione radicata e strutturata come se fosse una vera e propria impresa, con spacciatori di strada assunti con “contratti a termine” di qualche settimana e importati direttamente dal Kosovo, sfruttando la possibilità per i cittadini di quel Paese di rimanere regolarmente in Italia per tre mesi come turisti, senza aver bisogno di nessun permesso particolare. Questo è quanto è stato scoperto e smantellato dalla polizia reggiana, dopo oltre un anno di approfondite e scrupolose indagini.

L'INIZIO DELLE INDAGINI. A spiegare l’operazione, che ha portato complessivamente all’arresto di sette persone e all’esecuzione di tre misure cautelari per tre di esse, sono stati ieri il questore Antonio Sbordone, la pm Valentina Salvi titolare dell’indagine e il dirigente della squadra mobile, Guglielmo Battisti.

Le indagini sono partite nel 2017 a seguito dell’arresto, in flagranza di reato, di un ventunenne albanese in possesso di oltre 200 grammi di cocaina. L’attenzione della Mobile si è focalizzata sul fatto che il giovane – appena arrivato in Italia – non avesse, formalmente, contatti a Reggio e, nonostante questo fosse riuscito, in pochi giorni, ad avere cellulari, alloggio e un quantitativo così rilevante di droga. L’ipotesi era quella che il giovane agisse in concorso con qualcuno che ne coordinava le mosse.

L'OPERAZIONE PROSEGUE. Le indagini non si sono quindi fermate alla superficie ma sono proseguite per cercare di risalire alla fonte del circuito di spaccio. Così la Mobile è riuscita a individuare alcune utenze telefoniche dedicate allo smercio di droga che, però, venivano passate in consegna a vari utilizzatori che, per così dire, ereditavano l’attività dai precedenti spacciatori dopo il loro ritorno in Albania.

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Al vertice dell’organizzazione, secondo gli inquirenti, il 41enne albanese Xhafer Berisha, punto di riferimento di alcuni giovani spacciatori che venivano coordinati, e forse reclutati, dal kosovaro. In particolare, a novembre 2017 in un fabbricato rurale di via Ancini sono stati arrestati quelli che per la Mobile sono da considerare come i due “galoppini” di Berisha, deputati al trasporto dello stupefacente: Arsid Subashi e Dorian Cakri, trovati in possesso di cocaina.

SCOVATI ANCHE I COMPLICI. Gli accertamenti successivi hanno poi permesso di trovare altre due figure fondamentali per l’organizzazione dell’albanese. Un pusher tunisino, Fethi Stambali, particolarmente attivo anche nelle immediate vicinanze della questura, capace di cedere fino a 100 grammi di cocaina a settimana.

Cocaina che acquistava dagli emissari di Berisha, ovvero dal cittadino magrebino Redouane Nahi. Anch’egli, assieme a Berisha e Stambali, finito agli arresti domiciliari con le misure cautelari emesse ieri dal gip. Nel corso delle indagini, complessivamente, sono stati eseguiti quindi sette arresti – di cui due differiti – in flagranza di cessione o detenzione di stupefacente.

Al 41enne albanese, infine, è stata contestata anche una tentata estorsione ai danni di un cliente del suo bar, il in via Martiri di Cervarolo, colpevole di non avere ottemperato integralmente al pagamento di una partita di cocaina. —


 

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