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SANITÀ REGGIANA 

Mammografia in 2D e in 3D per individuare prima i tumori

Luciano Salsi
Mammografia in 2D e in 3D per individuare prima i tumori

Uno studio condotto al Santa Maria su 20mila donne sottoposte allo screening dimostra che la nuova metodica aumenta del 90% l’individuazione dei tumori 

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REGGIO EMILIA. Parte dal Santa Maria Nuova un perfezionamento diagnostico capace di avvicinare la medicina al traguardo della definitiva sconfitta del cancro al seno, al quale oggi circa il 90% delle donne che ne sono colpite sopravvive a cinque anni dalla diagnosi. Si tratta della combinazione della mammografia in tre dimensioni, o tomosintesi, con quella tradizionale in 2D.

Uno studio condotto su ventimila donne che si sono sottoposte allo screening programmato dall'Ausl provinciale dimostra che questa metodica consente di aumentare del 90% l’individuazione dei tumori rispetto alla sola mammografia in 2D. I risultati sono stati illustrati sulla rivista internazionale Radiology, suscitando l'interesse dei più importanti centri di ricerca e degli specialisti.

«Ne avevamo discusso – riferisce Pierpaolo Pattacini, direttore della struttura complessa di radiologia del Santa Maria e di Castelnovo Monti e del dipartimento provinciale di diagnostica per immagini e medicina di laboratorio – a Chicago, nel congresso internazionale di radiologia, e a Vienna, nel congresso europeo.

Riferiremo i risultati definitivi su 27mila donne, che sono molto positivi, nel congresso europeo che si terrà ad Atene in ottobre. Non siamo gli unici, in Europa e in Italia, ad avere sperimentato questa metodica. Studi importanti sono stati fatti alcuni anni fa a Trento, dove è aumentata del 40% l'individuazione dei tumori. Noi abbiamo ottenuto risultati migliori utilizzando un’altra apparecchiatura.

La nostra ricerca, condotta dal marzo 2014 al marzo 2016, ha visto aumentare di circa il 70% il rilevamento nelle donne con seno denso, del 94% l'individuazione dei tumori di piccole dimensioni, solitamente meglio curabili, e del 122% la diagnosi dei tumori invasivi di media taglia. Un altro vantaggio è la diminuzione dei risultati falsi positivi, calati di circa il 25% rispetto alla mammografia in sole due dimensioni».

I più moderni macchinari consentono di eseguire la mammografia sia in 2D sia in 3D. Per la guarigione dei tumori è di fondamentale importanza la diagnosi precoce. Con il sistema tradizionale, che produce una sorta di fotografia appiattita, è più difficile scoprirli soprattutto quando si nascondono in un seno denso, con caratteristiche giovanili di abbondante componente ghiandolare e fibrosa.

La tomosintesi aumenta sensibilmente la capacità diagnostica scomponendo l'immagine della mammella, che in media ha uno spessore di sei millimetri, in più sezioni dello spessore di un millimetro.

La nuova metodica, peraltro, non è esente da svantaggi, dovuti non tanto alla dose radiante, superiore dal 3 al 20-30% rispetto alla mammografia in 2D, quanto all'aumento delle sovradiagnosi: «Può salire – spiega Pattacini – il numero dei piccoli tumori che vengono scoperti in eccesso.

Si tratta di neoplasie non aggressive che potrebbero non comportare problemi di salute per la donna, ma suscitano ansia e paura e comportano un costo per il sistema sanitario obbligandolo a ulteriori esami, visite, controlli e interventi. Perciò si devono valutare i pro e i contro, i costi e i benefici, prima di adottare la tomosintesi per lo screening di massa. A

d oggi la tomosintesi in screening mammografico viene utilizzata come esame di approfondimento nei casi in cui si sospettano anomalie nella mammografia di base. In questi casi spetta al radiologo la scelta fra la 2D e la 3D».

La metodica tradizionale viene impiegata invece per lo screening, al quale nella nostra provincia sono invitate circa 110mila donne di età compresa fra 45 e 74 anni. La risposta è massiccia.

Ogni anno vengono compiute 46 o 47mila mammografie, senza contare quelle richieste individualmente. Le immagini ottenute vengono inviate al centro screening di via Monti Urali, dove vengono refertate separatamente da due medici radiologi esperti in lettura di screening». —


 

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