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No ai tagli negli asili: genitori e maestre raccolgono le firme e vanno in municipio

Enrico Lorenzo Tidona
No ai tagli negli asili: genitori e maestre raccolgono le firme e vanno in municipio

Reggio Emilia, mozione con centinaia di adesioni raccolte in pochi mesi: «Ci sono costi incomprimibili: non possiamo farli calare»

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REGGIO EMILIA. Per alimentare un’eccellenza servono risorse. Tante e non sempre disponibili in un contesto di investimenti statali decrescenti. Ed è questa la preoccupazione di centinaia tra genitori e insegnanti degli asili reggiani, che hanno firmato una mozione popolare in merito, che sarà presentata in municipio con la richiesta che diventi oggetto di un consiglio comunale ad hoc.

Grido d’aiuto che verrà riverberato – seppur slegato – a pochi giorni dallo scoppio della notizia dei maltrattamenti nell’asilo del Centro Loris Malaguzzi, il cuore dell’eccellenza pedagogica reggiana che chiede sostegno per non deperire.

IN MUNICIPIO CON I BAMBINI. L’idea è quella di presentare e discutere la mozione popolare in consiglio comunale. Un appuntamento al quale maestre e genitori vogliono presentarsi in Sala del Tricolore insieme ai bambini, veri destinatari dell’iniziativa.

Facile pensare che la porta sarà aperta, visto che il Comune di Reggio Emilia spende di tasca propria ben 21 milioni l’anno per sostenere i nidi e le scuole d’infanzia reggiani, che ieri hanno vissuto il ritorno a scuola forse più difficile nella loro storia ultradecennale.

OLTRE LO SCANDALO. La vicenda dei maltrattamenti in capo a una maestra di grande esperienza all’asilo Malaguzzi, ha posto sul tavolo una serie di interrogativi. Parte di questi sono già stati presi in carico dal gruppo “Dialoghi sulla scuola”: genitori, insegnanti e cittadini che alcuni mesi fa hanno dato vita alla mozione per sostenere i servizi 0-6 anni.

Chiedono a sindaco, giunta e consiglio comunale, di premere affinché ci siano «assunzioni a tempo determinato e indeterminato nei servizi educativi non limitati dai tetti di spesa imposti agli enti locali». Pressing da fare a livello nazionale, mentre su base locale chiedono di mantenere o ampliare la quota di servizi a gestione diretta. Capitolo non scontato, visto che i limiti di spesa presuppongono affidamenti esterni – a coop o operatori terzi – per cercare di risparmiare su servizi che finora sono stati gestiti direttamente dagli asili: dalle insegnanti fino alla cucina.

IL LIVELLO REGGIANO. I maltrattamenti vengono interpretati come una caduta dall’alto da parte del sistema di vertice reggiano. Al di là delle responsabilità personali a livello penale – l’indagine sulla maestra è ancora in corso e per ora ne è stata disposta la sospensione dal servizio – c’è una istruttoria interna del sistema nidi e scuole di infanzia per vedere se ci sono falle.

La speranza di insegnanti e genitori, espressa più volte in questi giorni, è che non venga buttato il bambino con l’acqua sporca. Reggio, infatti, resta capofila in Italia nell’istruzione da 0 a 6 anni, con un tasso di scolarizzazione del 44% da 0 a 3 anni, e del 90% dai 3 ai 6 anni.

Tassi svedesi con costi del medesimo rango, sostenuti a livello locale con una scelta precisa su dove allocare le poste a bilancio. «Una volontà politica» e «una scelta strategica», viene riportato anche nella premessa della mozione popolare: «I servizi per l’infanzia sono un presidio che la società civile si dà per evitare il perpetuarsi tra le generazioni di situazioni di svantaggio e di disuguaglianze ma a condizione che servizi educativi siano di qualità».

Una qualità riconosciuta a livello mondiale che chiede ora un aiuto alla città. —


 

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