Reggio Emilia: addio all’avvocato Enrica Sassi, aveva 55 anni
La sua smisurata voglia di vivere non è bastata per sconfiggere la malattia. Giovedì mattina (ore 9) i funerali
REGGIO EMILIA. Anche le rocce, a forza di essere scalfite, possono crollare. Graffi e ferite sono capaci di creare solchi che giorno dopo giorno si trasformano in abissi dai quali è impossibile sfuggire. Lei è stata una roccia fino alla fine. Sempre più fragile. Un po’ meno resistente. E comunque roccia. Alla quale veniva spontaneo appoggiarsi. Risultando difficile accettare, nonostante l'evidenza, un crollo non più evitabile.
Enrica Sassi non si è mai arresa. Ma ieri mattina ha chiuso gli occhi per sempre. Nel letto della propria abitazione, dove ha passato le ultime strazianti settimane dopo le dimissioni dal Core dove era stata ricoverata quando le sue condizioni erano irreversibilmente peggiorate. Enrica Sassi, conosciutissimo avvocato del foro reggiano, aveva 55 anni. Compiuti, ma per la prima volta non festeggiati come avrebbe voluto, il 23 agosto scorso.
Il primo male lo aveva affrontato, combattuto e vinto quindici anni fa. Una lotta condotta come chi certo, ha paura, ma non può pensare di arrendersi così presto. Con un bambino da crescere. Un lavoro troppo importante da seguire. Amicizie, tante e profonde, alle quali non era disposta a rinunciare. Negli anni la malattia è tornata. Più di una volta. E puntualmente lei ricominciava da capo, con la stessa forza e una voglia di vivere inesauribile. Capace di godere delle piccole e grandi cose senza soffermarsi sui quotidiani inciampi.
La sua casa era sempre aperta. E il suo tavolo puntualmente imbandito. Fosse una cena organizzata o una serata improvvisata, le sue doti di chef unite a una passione smisurata per la convivialità facevano sì che una domenica sera qualunque si trasformasse in un banchetto.
Fatto di risate, chiacchiere, allegria. E una voglia smisurata di vivere. Perché anche quando le avversità rischiavano di prendere il sopravvento era sempre la voglia di vivere a vincere. Solo alcuni mesi fa, pur essendo le sue condizioni di salute sempre più precarie, non pensava neppure lontanamente di rinunciare a un weeek end al mare con il marito e il figlio, o a invitare gli amici a casa nonostante la stanchezza fosse sempre più evidente.
Ma le rocce non si rassegnano. Piuttosto, quando sentono di non farcela, chiudono gli occhi. E non li aprono più. Per la disperazione di chi le è rimasto accanto fino all’ultimo istante e che ora non ha più l’amata roccia a cui aggrapparsi.
A partire dall’inconsolabile figlio Alessandro, dal marito e compagno di una vita Giovanni, dall’insostituibile zia Franca, dall’affezionata suocera Edmea. E dalle amiche che l’hanno instancabilmente circondata d’affetto. Una fra tutte “l’amica sorella” cubana Nubia rimasta al suo capezzale giorno e notte regalandole fino all’ultimo carezze e sorrisi.
La camera ardente è stata allestita ieri pomeriggio al Santa Maria Nuova e i funerali sono stati fissati per domani mattina: alle 9 partenza dalle camere ardenti per la chiesa di San Giovanni Bosco dove sarà celebrata la messa. La salma verrà poi tumulata al cimitero Monumentale.
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