Aemilia, la palla alla procura poi la volata verso la sentenza
Si torna in aula: previste due udienze per le repliche, poi la sentenza a fine ottobre In ballo richieste di condanna pari a 1.712 anni di carcere per i 148 imputati
REGGIO EMILIA
Dopo lo stacco estivo si torna in aula. Riprende oggi, infatti, dalle 9.30, il maxi processo Aemilia contro la ’ndrangheta. Un procedimento di primo grado che vede imputate 148 persone, ramo più corposo dell’azione penale scattata con i 110 arresti del 29 gennaio 2015.
Per gli imputati che hanno scelto il rito ordinario (al posto dell’abbreviato, che il 24 ottobre arriverà al terzo grado) si tratta quindi delle battute finali. La palla torna in mano alla procura per le repliche, che occuperebbero due udienze. Queste giungono dopo le arringhe degli avvocati, i quali hanno già apertamente contestato la scelta della Dda di “chiudere” il processo avendo la parola per ultimi. Non è dato sapere su cosa si concentrerà l’attenzione di sostituti procuratori Marco Mescolini e Beatrice Ronchi. Ma l’attenzione sul processo ora è davvero al massimo livello.
DOPPIO BINARIO
La sentenza è prevista per la metà o la fine del mese di ottobre. Molto dipenderà anche dalla durata della camera di consiglio dopo la quale i giudici emetteranno la sentenza. Alla fine, però, si tratterà di due sentenze: una per i 24 imputati che hanno optato per il rito abbreviato (con un colpo di scena da parte della procura che aveva integrato i capi di imputazione), l’altra per la porzione più rilevanti di imputati legati al rito ordinario.
1.700 ANNI DI CARCERE
Nel maggio scorso, dopo poco più di due anni dall'inizio del processo e al termine di appena tre giorni di requisitoria, i pm della Dda di Bologna avevano avanzato richieste di condanna pari a 1.712 anni di carcere per i 148 imputati, accusati di affiliazione alla 'ndrangheta e altri reati come false fatturazioni, frodi, usura ed estorsione. Di questi 1.388 anni relativi al rito ordinario e 324 per i soli 24 imputati che hanno scelto il rito abbreviato per il capo 1, ovvero l'associazione di stampo mafioso.
A 34 imputati (24 dei quali hanno scelto il rito abbreviato), inoltre, la procura ha contestato nuovi capi di imputazione per aver continuato a tenere anche dal carcere condotte in favore della consorteria, dagli arresti avvenuti a gennaio del 2015 fino allo scorso marzo.
Il conto finale è alto per gli imputati del rito ordinario: sono stati chiesti 26 anni e 6 mesi (più 16 anni per associazione di stampo mafioso in abbreviato) per Gaetano Blasco; 30 anni (più 18 in abbreviato) per Michele Bolognino; 5 (più 16 in abbreviato) per Sergio Bolognino e 4 anni e 6 mesi (più 14 in abbreviato per associazione di stampo mafioso) per Pasquale Brescia. E ancora: 9 anni e 6 mesi (più 12 anni in abbreviato) per l'ex poliziotto Maurizio Cavedo, 17 anni (più 12 anni in abbreviato) per Antonio Floro Vito, e 12 anni e 10 mesi (più 14 anni in abbreviato) per Gianni Floro Vito. —
E.L.T.
BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
