Tra il comico Vergassola e il sindaco Luca Vecchi operazione cacofonia
Reggio Emilia: l’intervistatore non ha pressato il primo cittadino sui temi caldi. Persa un’occasione per aprire con sostanza la campagna elettorale
REGGIO EMILIA. Kakos phoné. Il comico Dario Vergassola mercoledì sera ha intervistato il sindaco Luca Vecchi. L’ardito esperimento ha avuto un risultato cacofonico. Parola greca che descrive un suono fastidioso all’orecchio. Più semplicemente quella che doveva risultare una creativa simbiosi o una smerigliata “operazione simpatia” sul palco di Festareggio ha imboccato la strada delle dissonanze. Come sovrapporre il sonoro di una puntata di Zelig alla registrazione un comizio di genere classico in piazza Prampolini.
Non che siano mancate le domande cartavetrate e i trabocchetti da parte dell’attore, non che siano mancate le risposte dense e pregne di ragionamenti da parte del sindaco… Quel che è capitato è che Vergassola ha fatto da spalla a Vecchi: il primo, esausto, ha smesso di fare il comico; mentre il sindaco ha continuato a fare il sindaco. Anche quando il protagonista di Sanscemo e di tanti Maurizio Costanzo Show ha cercato di prendere alla sprovvista il primo cittadino con battute surreali, allusive, ambigue che qui sono improponibili perché sarebbero cavate da un contesto “a scaletta”.
Anche tra il pubblico la reazione è stata alterna e quasi “biligue”: risate fragorose per i quesiti di Vergassola, applausi di quel genere solenne per le risposte del sindaco, sempre e comunque serissime. In serie: ridi, stai serio, ridi, stai serio, ridi, stai serio… Vecchi è stato determinato per eloquenza e compostezza istituzionale, sino all’ultimo, nella pragmatica illustrazione del suo bilancio amministrativo e politico nonostante le interferenze del comico.
Ben rappresentativa della cacofonia questo botta e risposta. Vecchi: “Siamo la città locomotiva d’Italia. E lasciami dire un’altra cosa…”. Vergassola: “Come se non te lo avessi permesso sino ad ora!”. Anche quando il comico ha stuzzicato Vecchi sulla sua carriera sportiva da mezzofondista, il sindaco per tornare alla sua dissertazione tenace ha affermato: “Finora abbiamo detto delle cazzate…”.
Anche molti assist sono andati perduti. Come la provocazione dell’attore sul capo dei pentastellati: “Avete invitato Di Maio a Festareggio, che non è venuto. Ma io posso dire che per un comico è sempre un piacere venire a Reggio…”.
Per concludere, com’era previsto da qualcuno, oltre l’insussistenza (voluta?) di una discussione, il “dire” del sindaco è stato contestato o interrotto da un battutario desunto dalla lettura dei giornali locali. Cioè, invece di pressare l’intervistato, sono state satirizzate le notizie. Eppure, quella di mercoledì sera poteva essere l’occasione per aprire con sostanza e forma la campagna elettorale per le comunali 2019.
Per ri-concludere, il disturbatore decorativo Vergassola ha concesso al sindaco di prodursi – parole sue - nel “pippone finale”. Teatro, solo teatro, con una debolezza, però. Se il giornalista ordinario fosse stato nella buca del suggeritore avrebbe chiesto a Vergassola di domandare a Vecchi se si candida o no. Per cominciare. —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
