Gruppo Burani, crac da 60 milioni di una società
Per il fallimento della “Fashion Network spa” accusati anche due reggiani: un amministratore e un sindaco revisore
TORINO
Ancora un’indagine milionaria che approda all’udienza preliminare e relativa a quell’autentica galassia, nell’ambito della moda, che era il Gruppo Burani.
Stavolta nel mirino degli inquirenti è finito il crac della Fashion Network spa e per la Procura di Torino – competente per territorio, visto che la sede della società era a Settimo Torinese – si tratta di una “voragine” notevole da circa 60 milioni di euro.
Un “buco” di cui accusano – per bancarotta fraudolenta – undici persone, fra consiglio di amministrazione, amministratori delegati e collegio sindacale.
Fra gli imputati il reggiano 51enne Giuseppe Gullo (consigliere d’amministrazione senza deleghe, difeso dall’avvocato Giovanni Tarquini) e il correggese 51enne Fabrizio Fontanesi (sindaco revisore, tutelato dal legale Federico De Belvis). Secondo quanto ricostruito dagli investigatori sarebbero due le vicende al centro dell’inchiesta. Nel primo caso si tratta di una “fusione inversa”, cioè l’inglobamento di una società più grande da parte di una più piccola, il che diede poi vita – nel 2009 – alla citata Fashion Network spa. Per l’accusa fu un’incorporazione legata ad operazioni dolose che portarono prima ad una pesante insolvenza e poi al fallimento della società. In seconda battuta viene indicato– da chi ha indagato – come penalmente perseguibile l’acquisto della società Modi & Moda srl da parte sempre della Fashion Network spa. Per il pm Valerio Longi venne acquisita (per quasi undici milioni di euro) una società in grave difficoltà economica (quindi di valore ben minore), come mezzo per distrarre beni della spa poi fallita. Ieri – in tribunale a Torino – è iniziata l’udienza preliminare davanti al giudice Elena Rocci e si è subito profilato un procedimento d’altissimo livello tecnico, con alcuni imputati che hanno replicato, depositando controperizie firmate da fior di consulenti (docenti universitari, noti professionisti) per contrastare quanto emerso dall’analisi contabile-finanziaria eseguita dall’esperto della Procura.
Fra l’altro alcuni imputati erano assicurati con una compagnia londinese e sono in attesa di una risposta dalla Gran Bretagna sul piano del risarcimento dei creditori della società fallita. Insomma, un braccio di ferro giudiziario di notevole spessore: la nuova “tappa” con l’anno nuovo. —
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