False fatture a Reggio Emilia, quinto arresto: Giuseppe Lerose trovato con una carta d'identità falsa
Arresti domiciliari per il 45enne di origine cutrese e sequestro preventivo di beni per quasi 138mila euro.
REGGIO EMILIA. Sale a cinque il numero degli indagati posti agli arresti domiciliari nell'ambito dell'operazione «Billions», che ha scoperchiato un maxigiro di false fatturazioni, eseguita ieri a Reggio Emilia da polizia e guardia di finanza.
Oltre che per Salvatore Innocenti, Pasquale Mazzei, Salvatore Ruggiero e Giuseppe Aloi (accusati a vario titolo di reimpiego, riciclaggio e bancarotta fraudolenta) la misura di custodia cautelare è scattata anche per Giuseppe
Lerose nato a Cutro il 28 febbraio del 1973, già iscritto nel registro degli indagati (insieme ad altre 39 persone in regione e fuori).
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Nel corso di una delle perquisizioni effettuate dagli agenti della squadra mobile della Questura reggiana,
Lerose è stato trovato in possesso di un documento di identità risultato falso. Il calabrese era destinatario di un provvedimento di sequestro preventivo di beni per quasi 138mila euro.
La perquisizione è scattata anche a due autovetture intestate alle sue ditte. E proprio all'interno di una delle macchine è stata ritrovata una carta d'identità italiana valida per l'espatrio rilasciata dal Comune di Crotone intestata a un cugino dell'indagato, ma recante la sua fotografia.
La contraffazione è stata verificata dagli investigatori con l'anagrafe del comune di Cutro. Lerose è stato quindi arrestato per «possesso e fabbricazione di documenti di identificazione falsi» e sottoposto alla misura degli arresti domiciliari in attesta dell'udienza di convalida.
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Martedì oltre alle quattro misure cautelari il gip ha dato il via libera al sequestro preventivo di beni per equivalente anche di una cifra pari a 10 milioni. Tra i beni sequestrati il bar 7000 caffè di viale Martiri di Piazza Tien An Men. Secondo gli inquirenti, il giro di false fatturazioni quantificato in tre anni è superiore agli 80 milioni di euro.
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