Muore per un mesotelioma l’ex operaio Cemental
Roberto Girardini, 69 anni, aveva lavorato nella fabbrica di amianto fino al 1973 Era tra i testimoni del processo. La moglie Claudia: «Non meritava questa fine»
correggio
«Non si meritava una fine così. Nessuno se la merita. Ma lui in particolare perché, mi creda, mio marito era un uomo straordinario».
Dopo un anno di sofferenze, se ne è andato a 69 anni Roberto Girardini, una delle tante, troppe, vittime dell’amianto. Era malato, Roberto, ex operaio Cemental, ex testimone del processo da poco concluso: prima l’asbestosi, poi il mesotelioma e la fine certa scritta sui referti medici appena un anno fa.
un anno fa il tumore
«Abbiamo scoperto il male a luglio dell’anno scorso – racconta Claudia, moglie di Roberto – e assieme abbiamo affrontato questa ultima difficile fase. Ma la malattia di mio marito risale al 2001».
Giardini era un ex operaio della Cemental di Correggio, quella che una volta, prima delle sentenza di assoluzione del titolare, Franco Ponti, il 9 maggio scorso, era chiamata “la fabbrica della morte”.
operaio posatore
Roberto per sette anni, fino al 1973, è stato un dipendente dell’azienda che lavorava l’amianto “en plein air”. Il suo ruolo era quello di “posatore”, ovvero di occuparsi di coprire manufatti con le lastre di eternit, a mani nude, senza mascherine. «Ci siamo conosciuti nel 1972 e l’anno dopo gli ho chiesto di smettere quel lavoro pericoloso. Avevo paura cadesse di sotto, perché a quel tempo nessuno sapeva che quel materiale poteva uccidere». Roberto ha ascoltato quella che poi sarebbe diventata sua moglie: ha lasciato la Cemental per diventare operaio metalmeccanico. Ma la fabbrica non si è dimenticata di lui: nel 2001 ha scoperto di essere malato di asbetosi, poi dopo 17 anni il tumore. Ma si sa, la latenza, dopo l’esposizione all’amianto, può durare anche 30 anni.
testimone al processo
Una vita vissuta per decenni sull’orlo del precipizio quella di Roberto, Claudia e della loro figlia Giorgia che oggi ha 42 anni. Con in mezzo un processo. Girardini era tra i testimoni dell’ultima tranche Cemental: ha dichiarato quel che doveva, come lavorava, in quale situazione. Ma di fare passi ulteriori: denunce, richieste di risarcimento, non ne voleva sapere: «Questa è stata la sua scelta – continua la moglie – Era un uomo che voleva vivere tranquillo e io ero d’accordo con lui. Era riuscito ad avere un piccolo indennizzo dall’Inail perché aveva una malattia professionale. E tanto a lui bastava». Pensione, indennizzo e la vita di quella famiglia è trascorsa in maniera più o meno tranquilla, fino a un anno fa. Quando il male si è presentato. Non si sa ancora quando i funerali di Roberto Girardini verranno celebrati perché prima sarà necessario fare l’autopsia. Accadrà oggi. Poi forse la salma dell’ex operaio Cemental verrà liberata. —
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