Gazzetta di Reggio

Reggio

fabbrico 

«Non ho ucciso io Ahmed nell’agguato un terzo uomo»

T.S.
«Non ho ucciso io Ahmed nell’agguato un terzo uomo»

Si è difeso ieri per quattro ore il 46enne Mustafa Ghulam che accusa dell’omicidio del connazionale 22enne  a sorpresa altre due persone

2 MINUTI DI LETTURA





FABBRICO

«Ho solo partecipato alla costruzione dello scherzo, alla creazione del finto profilo Facebook. L’ho fatto per necessità, ma non ho ucciso io Ahmed Waqas».

Con l’aiuto di un interprete, il pakistano 46enne Mustafa Ghulam si è difeso – ieri davanti al gup Luca Ramponi – parlando per quattro ore nella deposizione legata al rito abbreviato (quindi con sconto di pena di un terzo) che ha scelto come via giudiziaria. Ha risposto alle domande del suo difensore e del pm Giacomo Forte (titolare delle indagini sul delitto). Si è anche commosso Ghulam e ha pianto, da qui la sospensione momentanea dell’interrogatorio per farlo riprendere.

In pratica il 46enne – che è tutt’ora in carcere – accusa dell’assassinio l’altro imputato (cioè il 39enne Shamraiz Sadiq Naveed) e colloca sul luogo del delitto una terza persona che avrebbe aiutato il connazionale ad uccidere il 22enne. Una terza persona non identificata (nemmeno da Ghulam) e che non figura negli atti d’indagine. Nell’interrogatorio ha anche rimarcato di essere stato minacciato dagli altri due affinché non dicesse nulla di quanto accaduto. Fra l’altro il 22enne ammazzato ha subìto un grave atto di spregio secondo la cultura pakistana, in quanto il cadavere è stato denudato (per poi essere ricoperto di pietre). Ghulam e Naveed sono accusati di aver ammazzato Vaqas prima con un fendente al ventre poi con un altro alla gola (la notte del 15 febbraio del 2014) e sotterrato in un campo in via Cascina a Fabbrico (cadavere trovato molto mesi dopo e del tutto fortuitamente). Il movente? Il giovane pakistano avrebbe sparlato della bella moglie di Naveed che viveva, a quel tempo, nel paese d’origine del marito. I due avrebbero architettato una messa in scena degna di un noir, durata per molti mesi, per far cadere il pakistano nella trappola e quindi ucciderlo. Avrebbero fatto innamorare Waqas di una donna del tutto fittizia, esistente solo su un profilo Facebook. Le parti civili sono rappresentate dai legali Mario Di Frenna e Francesco Tazzari. —

T.S.

BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google