«Non si vede ragione per quell’immersione e per quegli spigoli»
Pubblichiamo la lettera che la Deputazione di Storia Patria, a firma del suo presidente, ha inviato il 25 maggio scorso alla sovrintendenza all’archeologia, alle belle arti e al paesaggio della città
Pubblichiamo la lettera che la Deputazione di Storia Patria, a firma del suo presidente, ha inviato il 25 maggio scorso alla sovrintendenza all’archeologia, alle belle arti e al paesaggio della città metropolitana di Bologna e le province di Modena, Ferrara e Reggio Emilia.
REGGIO EMILIA. Questa Deputazione di Storia Patria, competente per le “antiche province modenesi” (Modena, Reggio e Massa), venuta a conoscenza tramite la stampa locale ( per esempio Gazzetta di Reggio del 20 marzo 2018 e seguenti) di progetti ,commissionati dal Comune di Reggio, tesi a recare radicali trasformazioni in due piazze storiche di Reggio, vale a dire Piazza Gioberti e Piazzale Roversi, ritiene opportuno far notare quanto segue.
La Piazza Gioberti, che antecedentemente all’Unità d’Italia era denominata Piazza Adelgonda, era stata appunto pensata dal “ Pubblico” reggiano per solennizzare le nozze del Principe ereditario della Casa d’Austria d’Este, futuro duca Francesco V, con la principessa Adelgonda di Baviera, celebrate a Monaco il 30 marzo 1842. La piazza in parola venne poi decorata con l’obelisco di granito che ancora oggi si vede e che portava al momento della sua collocazione due iscrizioni latine rispettivamente commemorative ed auguranti per l’anzidetto matrimonio.
Dopo l’Unità d’Italia, verso il 1875, la piazza suddetta venne dedicata a Vincenzo Gioberti e le iscrizioni sulla base dell’obelisco vennero mutate in quelle attuali che dedicano il monumento ai martiri del Risorgimento italiano. La piazza e l’obelisco in parola rappresentano dunque un elemento importante della storia delle “antiche province modenesi” e della storia d’Italia, perché rappresentano, appunto, un a nello di congiunzione tra lo Stato preunitario e lo Stato italiano.
L’obelisco di Reggio, poi, oltre al valore patriottico suddetto, contiene anche un altro elemento di “rarità”, essendo uno dei due unici monumenti austro-estensi (l’altro è il monumento a Maria Beatrice d’Este in Piazza Alberica a Carrara) ancora presenti in spazi pubblici dei territori suddetti. A tutto questo di aggiunga che detta piazza e il suo obelisco sono stati considerati punti caratteristici di Reggio, dall’incisione di Soldini anteriore al 1860, a quella unita al fascicolo di Reggio delle Cento Città d’Italia e via così fino alle prime Guide illustrate della Città.
Ciò detto, non si vede ragione di immergere un monumento d’arte, nato per celebrare un evento dinastico preunitario e , successivamente, dedicato alle fondamentali vicende della comune storia patria italiana, all’interno di una vasca – giusto quanto appare dal progetto pubblicato dalla stampa locale - come se l’obelisco fosse un banale arredo da giardino.
Per quanto riguarda Piazzale Roversi, basterà ricordare che l’attuale configurazione dello stesso, riuscì a salvarsi persino dal devastante progetto (esposto al Museo del Tricolore di Reggio Emilia) di ristrutturazione neoclassica del Marchelli, voluto dai Governi napoleonici e sarebbe veramente assurdo che venisse sfigurata da un bizzarro progetto dei giorni nostri.
Pertanto, la scrivente Deputazione di Storia Patria, in ciò sostenuta anche dal locale Comitato dell’Istituto Storico del Risorgimento, chiede che codesta Soprintendenza impedisca la realizzazione degli anzidetti progetti dannosi per gli anzidetti beni culturali, negando la relativa autorizzazione, secondo le disposizioni dell’articolo 21 del Codice dei Beni Culturali. Con osservanza.
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