False fatturazioni, c’è un quinto arresto Nel mirino fondi neri dirottati all’estero
Ai domiciliari anche Lerose: aveva una carta d’identità falsa Per lui un sequestro di 137mila euro. Oggi gli interrogatori
REGGIO EMILIA
La creazione di fondi neri, con l’obiettivo di dirottare soldi sporchi “ripuliti” all’estero, anche per renderne più complessa l’individuazione in caso di controlli. Lo ipotizza la Procura nell’ambito dell’operazione Billions, che ha smantellato un giro di false fatture stimato in tre anni in oltre 80 milioni. Quattro le persone raggiunte martedì dalla misura degli arresti domiciliari e oggi attese per gli interrogatori di garanzia, secondo quanto deciso dal gip, Giovanni Ghini, nell’ambito di un’inchiesta tutt’ora in corso che vede una quarantina di indagati e che ha già portato a un sequestro preventivo per equivalente di beni pari a circa 10 milioni: Salvatore Innocenti, 41 anni nato ad Augsburg (in Germania), Pasquale Mazzei (41 anni nato a Crotone), Salvatore Ruggiero (44, nato a Cutro) e Giuseppe Aloi (nato in Germania). Quest’ultimo compare anche nell’inchiesta Aemilia, dove i pm della Dda hanno chiesto nei suoi confronti 8 anni e 10 mesi per impiego di denaro, di beni o utilità di provenienza illecita.
Quattro arresti ai quali se n’è aggiunto un quinto, su disposizione del pm Iacopo Berardi: si tratta del 45enne di origine cutrese, Giuseppe Lerose, finito a sua volta ai domiciliari e raggiunto da un sequestro preventivo per 137.750 euro, arrestato per possesso e fabbricazione di documenti di identificazione falsi. Durante la perquisizione della sua casa, che ha interessato anche due auto intestate alle sue ditte, la Mobile ha infatti trovato una carta d’identità, valida per l’espatrio, risultata contraffatta. Il documento, intestato a un suo cugino, è stato trovato nel vano portaoggetti della portiera anteriore sinistra di una delle auto. Subito sono scattate le verifiche. E se le generalità sono risultate effettivamente quelle del suo parente, la foto del documento e quella del cartellino anagrafico, trasmesso in copia dal Comune di Cutro, erano differenti. In pratica, Lerose aveva posto la sua foto sul documento, mantenendo le generalità del cugino e falsificando così la carta.
Le indagini, condotte da Mobile e Finanza coordinate dal pm, Giacomo Forte, sono destinate ad allargarsi. E tra gli inquirenti c’è massimo riserbo. La maggior parte dei quaranta indagati è di Reggio, ma ci sarebbero nomi anche di Parma, Modena, Sassuolo e Cremona. Diverse le società coinvolte, attive in diversi settori, dall’edilizia all’informatica. Una dozzina le “cartiere” solo nella nostra provincia, attorno alle quali orbitava un sistema di false fatture per quella che per gli inquirenti rappresenta un’associazione a delinquere dedita a una pluralità di reati fiscali, dalla bancarotta fraudolenta al riciclaggio al reimpiego.
Al vertice il 41enne Salvatore Innocenti, colto durante le indagini anche in flagranza di reato di riciclaggio: 120mila euro in contanti, parte dei quali ritrovati nascosti negli infissi delle tapparelle di un locale in uso allo stesso Innocenti. Le indagini sono scattate nel 2015 da un filone dell’operazione “House of Card’s”, concentrandosi proprio sulla famiglia di Innocenti: un nucleo familiare capace, insieme all’ex moglie, al fratello Giuseppe e alla moglie e al figlio di quest’ultimo, di generare da solo false fatturazioni stimate in circa 22 degli 80 milioni complessivi. Tra i beni sequestrati, il 7000 caffè di viale Martiri di Piazza Tien An Ammen, secondo gli inquirenti fittiziamente intestato a Sabrina Maria Camposano, ex moglie di Innocenti, indagata e considerata prestanome. Il bar è ritenuto oggetto di reimpiego di proventi illeciti conseguiti attraverso frodi fiscali, che venivano così “ripuliti” con il reinvestimento nell’attività commerciale. —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
