L’assassino della sorella sotto processo fra 4 giorni
I difensori di Franco Govi intendono optare per il rito abbreviato davanti al gup Da valutare le condizioni psichiatriche del 71enne agli arresti in una struttura Ausl
REGGIO EMILIA
Fra quattro giorni verrà processato il 71enne Franco Govi, macchiatosi dell’omicidio di Natale, avendo strangolato la sorella.
I difensori Marco Fornaciari e Nico Vaccari intendono optare per il rito abbreviato e sarà il gup Luca Ramponi a valutare tutte le sfaccettature del caso che nel dicembre scorso ha sconvolto Canali, facendo comunque emergere un evidente disagio psicologico vissuto troppo a lungo all’interno dell’appartamento di via Bologna al civico 10 dove fratello e sorella convivevano da tempo. Pesanti le accuse nei confronti di Govi: omicidio pluriaggravato, in quanto l’imputazione si lega anche allo stato di parentela e ai futili motivi .
NELLA STRUTTURA DELL’AUSL
Dopo una decina di giorni in carcere alla Pulce, l’anziano era stato trasferito, agli arresti domiciliari, in un’apposita struttura messa a disposizione dal dipartimento di salute mentale dell’Ausl di Reggio Emilia che già seguiva i due Govi. E lì ha atteso il processo ora incombente. Sulla misura cautelare si era incardinata una battaglia legale finita davanti al Riesame di Bologna. «Si è dinanzi sì a una persona pericolosa, ma non a un livello tale da giustificare l’applicazione nei suoi confronti del carcere» ed è difficile che uccida ancora perché riteneva la sorella «una delle cause della condizione di difficoltà esistenziale in cui versava, e non già una persona con la quale aveva avuto un alterco estemporaneo». Con questa motivazione il Riesame aveva aderito alla tesi dei difensori. Niente carcere, a differenza di quanto avrebbe voluto il pm Giacomo Forte – titolare dell’inchiesta – che aveva impugnato la decisione del giudice Giovanni Ghini di sostituire la detenzione in carcere con gli arresti domiciliari nella citata struttura residenziale.
LA BATTAGLIA LEGALE
Il magistrato inquirente riteneva che prima doveva essere effettuata una perizia sulla capacità d’intendere e di volere di Govi, per capire se l’omicidio fosse o meno collegabile allo stato psichico dell’arrestato. In soldoni, prima la consulenza, poi eventualmente la discussione sulla misura restrittiva. Del resto il pm Forte ha sempre ritenuto adeguato il carcere, avendo “dipinto” Govi nell’udienza di convalida dell’arresto come un uomo lucido e presente a se stesso, oltre che sinceramente pentito per quanto commesso. Di parere opposto i due difensori, che da sempre ritengono raggiunti i riscontri più precisi sullo stato psichico dell’arrestato e di conseguenza l’attuale collocazione è da considerare molto opportuna. L’anziano era rimasto in carcere, in quanto il gip Ghini l’aveva ritenuto sostanzialmente lucido, però profilando l’eventualità che la misura cautelare potesse essere “rivista” nel caso si arrivasse a riscontri più precisi sullo stato psichico dell’arrestato. Una valutazione psichiatrica che la difesa aveva subito perseguito prendendo contatto con il dipartimento di salute mentale, da qui il ruolo svolto dal direttore Gaddomaria Grassi che aveva incontrato, in carcere, Govi: una visita alla Pulce da cui il professionista era uscito con l’intenzione di ospitare nel dipartimento l’omicida reo confesso. A quel punto il gip, partendo da un provato disagio psichico (verificato dall’Ausl) e dalla valutazione di una connessa capacità di autodisciplinarsi, aveva scarcerato l’imputato. —
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