Molestata a 13 anni dall’amico di famiglia
Un uomo di 60 anni è finito alla sbarra con l’accusa di violenza sessuale aggravata. Ieri in tribunale la prima udienza
VAL d’ENZA
In un giorno in cui i genitori erano assenti, il vicino di casa e amico di famiglia sarebbe entrato nell’abitazione e avrebbe palpeggiato la figlia, all’epoca 13enne: «Perché non vuoi diventare la mia fidanzata?». Sulla base di questo racconto della vittima, ieri in tribunale, si è svolta una delle prime udienze a carico di un 60enne, finito alla sbarra con la pesante accusa di violenza sessuale aggravata (dall’età della ragazzina, al di sotto dei 14 anni).
L’unico episodio oggetto del contendere risale all’ottobre del 2014, quando – è il secondo il racconto della vittima – mentre i nipoti dell’uomo erano a giocare nella casa della ragazzina come abitualmente facevano, il pensionato sarebbe entrato. Con tutta probabilità ubriaco (secondo la ragazzina il suo alito odorava di vino), il 60enne ha iniziato a palpeggiarla e a profferire frasi inequivocabili, finché la bambina, con l’aiuto del fratello all’epoca di 8 anni, è riuscita a cacciarlo fuori: fratello e sorella hanno chiuso la porta a forza, visto che l’uomo ha tentato invano di rientrare. La ragazzina si è in seguito confidata con la madre, ma solo tempo dopo quest’ultima ha raccontato l’accaduto al padre che, dopo una lite furibonda, è andato a denunciarlo dai carabinieri.
Nell’udienza di ieri, davanti al collegio giudicante e al pm Valentina Salvi, ha deposto il perito del giudice, Rita Rossi, che ha confermato l’attendibilità della minore: secondo l’esperta, nei diversi incontri in audizione protetta la vittima ha raccontato l’accaduto in termini semplici ma lineari e coerenti. È stata poi la volta del padre, che ha ricordato gli ottimi rapporti di vicinato con il 60enne: si frequentavano spesso, si prestavano l’auto e c’era un rapporto di fiducia. Il papà ha dichiarato che la moglie gli ha comunicato l’accaduto tempo dopo perché temeva la sua reazione. Lui, in un primo tempo incredulo, ha aspettato, poi quando ha chiesto conto al vicino quest’ultimo ha negato e ha preteso di parlare con la bambina, che si è chiusa in camera a piangere.
La famiglia della vittima è stata costretta a cambiare residenza: i genitori avevano paura a lasciare da soli i figli. L’udienza è stata rinviata al 6 marzo 2019, quando toccherà ai testimoni della difesa.
Se per l’avvocato Marco Scarpati (che rappresenta le parti civili, la ragazzina e i genitori) la vittima è credibile, di tutt’altro avviso l’avvocato Vito Pellegrino, difensore dell’imputato, mai sottoposto a misure cautelari. «Il mio assistito è un pensionato incensurato, che nega con forza di aver posto in essere qualsiasi tipo di molestia nei confronti della minore. Le versioni sono discordanti e l’intero impianto accusatorio si basa solo sulle dichiarazioni della ragazzina – afferma Pellegrino – La situazione è complicata e si inserisce nell’ambito di un rapporto di vicinato molto teso tra le controparti. Si dovranno sviscerare tutti gli aspetti per stabilire come si sono effettivamente svolti i fatti. E come mai la denuncia è intervenuta mesi dopo l’episodio contestato». —
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