Po, garantito fino al 2046 il prelievo dell’acqua a Boretto
Il Consorzio Terre di Gonzaga ha rinnovato la concessione idrica Giorgi: «Ottimo risultato». Monica: «Grave se la risorsa venisse a mancare»
Boretto
Significativo successo per il Consorzio Terre dei Gonzaga in Destra Po: è stato infatti recentemente ottenuto il rinnovo della concessione di derivazione idrica dall’impianto di Boretto che risaliva al 1951 e che aveva una durata di 70 anni.
Per poter usufruire della risorsa e far fronte alle necessità di acqua per il comprensorio, il Consorzio ha dovuto dar corso al complesso iter burocratico di competenza di Arpae in tempo utile per il suo rinnovo. «In situazioni come questa – spiega il presidente Ada Giorgi – purtroppo non vi è nulla di scontato, specialmente per quanto concerne una risorsa vitale come l’acqua, in questo caso pubblica, la cui derivazione è soggetta al rilascio di concessione da parte di enti superiori che devono tenere conto di altre esigenze, come quelle elettriche, ambientali, e civili. Il Consorzio si è attivato in anticipo per il rinnovo della concessione precedente, in scadenza nel 2021, ed è riuscito ad ottenerla fino al 2046, nella portata massima fino ad oggi goduta. Si tratta di un risultato che ci riempie d’orgoglio, poiché costituisce una certezza per il futuro del nostro territorio, che per almeno altri 30 anni potrà contare sulla risorsa idrica».
La derivazione avviene sul fiume Po in località Froldo Croce di Boretto. «Il processo – aggiunge il direttore Raffaele Monica – è possibile grazie a due stazioni di pompaggio dell’acqua che servono sia il Consorzio di Bonifica dell'Emilia Centrale sia quello delle Terre dei Gonzaga. L’impianto permette anche la derivazione a gravità in occasione di rialzi idrometrici dovuti a precipitazioni. L’acqua viene immessa nel canale derivatore e in Parmigiana, poi distribuita nel nostro comprensorio attraverso alcuni canali che vennero costruiti appositamente per l'irrigazione nel secondo dopoguerra. Un’eventuale mancanza della risorsa idrica – prosegue – avrebbe un impatto di estrema gravità, in quanto non permetterebbe di coltivare, e dunque di produrre cibo per uomini ed animali. Giganteschi sarebbero i danni economici diretti agli agricoltori ed indiretti a tutta la società. Ci sarebbero riflessi catastrofici anche sul nostro ambiente».
Nel Destra Po Mantovano e nei comuni reggiani di Guastalla, Luzzara, Reggiolo e Rolo la superficie irrigabile ammonta a 43mila ettari: le colture comprendono mais e foraggi per la produzione di Parmigiano-Reggiano, colture tipiche come il melone mantovano, la zucca mantovana, le angurie, pera Igp, uve per il Lambrusco, senza dimenticare le colture industriali. Il prelievo è garantito dall’impianto di pompaggio anche in condizioni di magra, in quanto è stato adeguato nel 2017 per fronteggiare i minimi livelli del Po, con uno sforzo economico di quasi 8 milioni di euro. Resta il problema dell’insabbiamento, un costante accumulo di sabbia trasportata dal fiume che si deposita in corrispondenza delle pompe impedendo il loro avviamento e ostruendo l’alimentazione. La sabbia ogni anno viene rimossa. —
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