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san martino in rio 

Un 75enne e un medico ai ferri corti in udienza per un fucile da caccia

Un 75enne e un medico ai ferri corti in udienza per un fucile da caccia

La dottoressa: «Minacciata per avere la licenza di caccia» L’imputato: «Volevo solo un certificato per tenere l’arma»

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SAN MARTINO IN RIO

Un fucile da caccia per di più ereditato dal padre che alla fine mette uno contro l’altro – in un processo avviatosi a Reggio Emilia – un 75enne (accusato di minacce e violenza a pubblico ufficiale) e una dottoressa dell’Ausl di Correggio (costituitasi parte civile, chiedendo 100mila euro di risarcimento).

Sul finire del 2016 i carabinieri chiedono all’anziano un certificato medico di buona salute indispensabile – per legge – ai fini della detenzione dell’arma. A quel punto il 75enne – si reca per la visita all’ospedale di Correggio e qui nascono le frizioni.

L’anziano – tutelato dagli avvocati Gianluca Vinci e Daniele Erbanni – sostiene (anche in aula) che la donna non lo avesse ascoltato ed insistito per sottoporlo all’esame del campo visivo. Che avrebbe rifiutato essendo sprovvisto di occhiali proprio perché la visita oculistica non era prevista dalla normativa al riguardo. Un’agitazione nell’ambulatorio che è rimasta tale in udienza. Le due versioni divergono infatti anche davanti al giudice Simone Devoto Medioli.

«Dottoressa, lo vuole capire che non devo sparare a nessuno, nemmeno a lei?» è quanto dice di aver detto il 75enne alla dottoressa che anche in aula riferisce ben altra frase: «Mi ha detto “ti sparo in faccia se non mi dai la licenza di caccia”». Nervi tesi che poi portano la dottoressa a chiamare a sostegno una infermiera in quel momento al lavoro nell’ambulatorio a fianco. Un tira e molla, pieno però di tensioni, comunque alla fine verrà rilasciato solo il certificato per la mera detenzione del fucile. «Ossìa quello che mi serviva e che chiedevo – ha rimarcato con forza sempre in aula l’imputato – La mia licenza è scaduta nel ’92 e non voglio tornare a cacciare». Quel certificato – che non deve tener conto del deficit visivo – era stato poi consegnato dall’anziano ai carabinieri (come è stato confermato in tribunale dal militare sentito come testimone). Giorni dopo sempre i carabinieri – sulla scia della denuncia della dottoressa – sequestrarono il fucile. Il giudice vorrebbe un accordo bonario fra le parti. Se ne saprà di più a fine ottobre. —

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