Condannato a 2 anni e 11 mesi per aver molestato un bambino
È la sentenza pronunciata per il consulente d’azienda arrestato un anno fa Era stato un carabiniere, che lo teneva d’occhio, a fermarlo vicino all’oratorio
NOVELLARA
Circa un anno fa il clamoroso arresto in flagranza – eseguito dai carabinieri – per abusi sessuali su minore con meno di dieci anni: viene bloccato un consulente d’azienda di sessant’anni, ma non insospettabile perché ai militari da giorni stanno “piovendo” segnalazioni su quest’uomo che si aggira nella Bassa in bicicletta nei luoghi più frequentati dai bambini.
E un carabiniere – appostato – dice (e lo confermerà in udienza) d’aver visto il correggese palpeggiare un bimbo di 9 anni nei pressi di un oratorio novellarese.
Secondo il militare lui carpisce la fiducia dei minorenni scherzando e giocando con loro. I due amichetti hanno poco meno di dieci anni. Poi da autentico predatore, allunga le mani su di uno dei due per compiere atti sessuali. Versione sempre smentita da chi è finito in carcere per quell’accusa e che ora si trova agli arresti domiciliari.
Una contrapposizione sfociata in un processo ovviamente a porte chiuse in tribunale a Reggio Emilia – con rito abbreviato (quindi con sconto di pena di un terzo) – contrassegnato da tensioni fra le parti e momenti delicati come l’audizione protetta dei due minorenni coinvolti in questa storia (le mani sarebbero state allungate sul bimbo più piccolo).
Ora è giunta la sentenza di primo grado: il consulente d’azienda è stato condannato a 2 anni e 11 mesi di reclusione, con la pena più pesante per gli abusi (2 anni e 8 mesi), mentre i restanti 3 mesi sono relativi al coltellino che è stato trovato nel suo zaino.
Una condanna senza sospensione condizionale della pena, anche se va rimarcato che i giudici hanno inquadrato l’accusa di natura sessuale come “fatto di minore gravità” .
Il pm Maria Rita Pantani aveva chiesto una condanna più grave (4 anni e 4 mesi di carcere), sottolineando come sia decisiva la testimonianza del carabiniere nonostante si fosse trattato di un gesto fugace (toccamenti nelle parti intime), per poi rincarare la dose citando le segnalazioni a ripetizione – in quei giorni del settembre 2017 – dei cittadini sui movimenti sospetti dell’imputato che diedero un aiuto sensibile alle indagini.
«C’era stato in quel momento un fraintendimento da parte di quel carabiniere – commenta a fine-udienza l’avvocato difensore Nicola Tria – e il mio assistito sostiene di aver solo giocato a calcio con quei ragazzini, per poi estrarre quel giorno delle monete da una tasca dei calzoni del bimbo di nove anni. In quel campetto, di giorno, con tante persone presenti: inverosimile che vi sia stato un atto sessuale. Ora valuteremo le motivazioni della sentenza – conclude – ed è probabile che faremo appello». —
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