«Il nonno mi bacia e... si fa toccare lì» Arrestato per abusi sulla bimba di sei anni
Si tratta di un uomo di 63 anni. A far partire l'indagine della polizia sono state le confessioni della piccola ai familiari
REGGIO EMILIA
«Il nonno entra nella mia stanza di notte, mi sveglia, mi bacia le parti intime e si fa toccare lì». Questo l’agghiacciante racconto di una bambina di 6 anni, residente in città.
L’indagine, svolta dalla Squadra Mobile di Reggio Emilia e coordinata dal pm Maria Rita Pantani, ha portato all’arresto di un bosniaco di 63 anni, ora detenuto nel carcere della Pulce con l’accusa di violenza sessuale aggravata su minore (l’aggravante è l’età acerba della piccola).
L’imputato – del quale non sveliamo le generalità per tutelare la minore – non è propriamente il nonno, bensì l’ex compagno della madre del papà. Dopo il divorzio da un’italiana dalla quale ha avuto un figlio, il bosniaco ha avuto una relazione con una polacca, mamma del papà della bimba.
Conclusa la relazione con quest’ultima, i rapporti con il figliastro sono rimasti talmente buoni che ad un certo punto l’uomo è andato a vivere con la famiglia del figliastro: prima in centro storico, poi in una abitazione più grande in zona Ospizio, dove il 63enne aveva una stanza accanto a quella della bambina.
Tutto sembrava procedere per il meglio, finché nell’agosto scorso la minore si è confidata con i genitori, parlando di toccamenti e masturbazioni spinte avvenute di giorno, quando i due erano soli in casa, ma soprattutto di notte, quando i familiari dormivano e il “nonno” (come lo chiamava la piccola) pretendeva palpeggiamenti e rapporti orali.
Si tratta di più episodi, protratti nel tempo: almeno otto mesi, da inizio anno, secondo quanto ricostruito nel quadro accusatorio. Dopo aver raccolto una serie di elementi utili da parte della cerchia di parenti e conoscenti, e dopo un’audizione protetta della minore alla presenza di psicologi (che hanno ritenuto la vittima credibile), il pm Pantani ha ottenuto dal Gip Luca Ramponi una ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti dell’uomo. Il 63enne è stato prelevato dagli uomini del dottor Guglielmo Battisti mercoledì pomeriggio, sul luogo di lavoro, e portato in carcere. L’interrogatorio di garanzia si terrà oggi in tribunale.
Sull’emissione della misura ha pesato un precedente specifico dell’uomo. Oltre a piccoli reati datati nel tempo (lesioni e furto), il 63enne era già stato denunciato nel 2016 da una minorenne (figlia di una donna con la quale aveva all’epoca un rapporto sentimentale), che lo aveva accusato di attenzioni morbose. Sul fascicolo tuttora pendente (il pm titolare era Piera Giannusa, il fascicolo è stato ereditato dal pm Iacopo Berardi), ha fatto leva l’accusa, sottolineando la pericolosità sociale e il rischio di reiterazione del reato; senza contare che il bosniaco, attualmente senza fissa residenza, era ospite del datore di lavoro, per il quale svolgeva il compito di custode in attesa di trovare un alloggio.
Se per il sostituto procuratore sussistono gravi indizi di colpevolezza, è di tutt’altro avviso l’avvocato difensore Enrico Della Capanna, che parla di rapporti (tra il 63enne e i genitori) incrinatisi per questioni economiche di divisione delle spese (affitto e bollette). «Il mio assistito nega con forza ogni addebito. Si tratta di una persona che vive in Italia da 30 anni, ha un lavoro regolare per cui è molto stimato e quel precedente del 2016 è in fase di archiviazione – afferma il legale –. Gli psicologi hanno sottolineato che la bambina non ha una chiara percezione del tempo, perciò su numero e durata degli episodi occorrerà fare chiarezza. Così come sulla frase confidata dalla minore in un secondo tempo alla mamma: “Ho fatto una cosa brutta, ho detto una bugia”. Bisognerà valutare l’attendibilità della vittima, che è l’unica testimone perché nessuno si è mai accorto di nulla». —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
