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Canti partigiani e commozione all’addio al comandante Taro

ADR.AR.
Canti partigiani e commozione all’addio al comandante Taro

Ieri l’addio a Ennio Pistoni, morto mercoledì a 96 anni In centinaia al corteo partito da San Biagio. La sua figura ricordata da Orlandi di Anpi

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CARPINETI

Una lunga colonna accompagnata dalla musica a tagliare in due San Biagio. Si conclude con una grande partecipazione il funerale del 96enne carpinetano Ennio Pistoni, comandante partigiano col nome di battaglia Taro, uno degli ultimi resistenti della zona ancora in vita.

Pistoni è morto mercoledì pomeriggio all’ospedale Sant’Anna di Castelnovo Monti e ieri si è tenuto il suo funerale a San Biagio, il piccolo paese nella zona fra Marola e Felina, dove era cresciuto al seguito della famiglia di mezzadri. Alla cerimonia, in forma civile, hanno partecipato centinaia di persone. Il grande corteo, partito a piedi dall’abitazione della famiglia Pistoni, ha raggiunto il cimitero di San Biagio guidato dalle canzoni partigiani suonate da una banda musicale, come da vecchia tradizione, affiancata dai gonfaloni dell’Anpi.

A ricordare la vita di Pistoni, è arrivato poi l’intervento di Nello Orlandi dell’Anpi appenninica.

Il 96enne lascia i figli Effrem, Giancarla e Clelia avuti da Rosina Madini. Era originario di Canicchia di Casina. Da bambino, seguendo al famiglia di mezzadri, si era trasferito a San Biagio, dove i parenti lavoravano le terre del parroco.

Pochi mesi dopo l’armistizio si era unito alle prime brigate partigiane che si stavano creando in montagna, così come aveva fatto il fratello Sereno. Era entrato in una formazione delle Brigate Garibaldi e ottenendo progressivamente, grazie alla propria calma e alla propria energia, ruoli di comando. Ha guidato tante operazioni e tante azioni, fra cui alcune delle più importanti battaglie della zona come quella di Cerrè Marabino e quella di Gatta, ed arrivò a fine conflitto col grado di sottotenente ed un’enorme stima attorno a sé. Dopo la guerra, ha affrontato tanti cambiamenti dovuti alla terribile povertà di quel periodo, trasferendosi prima a Sorgara vicino a Pianzano, sempre nel carpinetano, e poi a Genova. Per tornare poi a casa una volta giunto alla pensione. —

ADR.AR.

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