Coniugi in conflitto e lei lo fa arrestare «Mi perseguita»
Le denunce della moglie si inquadrano in una separazione piena di tensioni e il pm Pigozzi ha ottenuto i domiciliari per il 39enne
Due coniugi in crisi nera – lui è un operaio 39enne, lei un’impiegata di 43 anni – e c’è pure un figlio undicenne di mezzo. L’approdo non può che essere la separazione, ma i due non riescono a trovare un’intesa sulle modalità della fine del rapporto, diventa inevitabile l’incardinarsi di una causa complessa (tecnicamente una separazione giudiziale).
Ma in questa causa conflittuale si sono all’improvviso sommati i “nodi” civilistici a ben più delicate questioni penalistiche sulla scia delle denunce presentate dalla donna a partire dalla primavera 2017. Lei accusa il coniuge (non sono ancora separati legalmente) di stalking: si sente controllata, dice di ricevere sfilze di messaggi sul telefonino anche con offese, insomma “inquadra” il marito come un persecutore. E la 43enne ottiene dal giudice il divieto d’avvicinamento per sei mesi, quindi dal 3 novembre 2017 l’operaio deve girare al largo dalla moglie, ma con la possibilità di poter vedere il figlio, tramite i servizi sociali.
Il 3 maggio scorso la misura restrittiva decade, ma le “scintille” rimangono, anche perché lui ha sempre più difficoltà ad incontrare il figlio. Sta di fatto che fra giugno ed agosto la moglie ricomincia a denunciare il marito, indicando giorni ed orari in cui lei se lo trova davanti non solo davanti a casa, ma anche nel luogo di lavoro. Ed è in questa fase che il sostituto procuratore Stefania Pigozzi – titolare del fascicolo – una volta valutate le ultime denunce, chiede ed ottiene dal gip una misura restrittiva più pesante.
E da sabato l’operaio è agli arresti domiciliari. Sei giorni dopo – cioè ieri mattina – compare davanti al gip Luca Ramponi per l’interrogatorio di garanzia. Assistito dai legali Alessandro Carrara e Katia Cristofori, l’indagato si difende a spada tratta. Parla per oltre mezz’ora, negando quegli avvicinamenti alla moglie citati nelle denunce, dicendo chiaro e tondo che si tratta di un “castello” messo in piedi dalla moglie: «Vuole appropriarsi dei miei beni, come ha fatto con gli altri due marito che ha avuto». Vero, non vero? Di certo la Procura non gli crede e vuole il mantenimento degli arresti domiciliari, mentre i difensori chiedono che torni in libertà. Il gip deciderà nelle prossime ore. «Stiamo facendo delle indagini difensive – dicono all’uscita dall’aula i due difensori – perché il nostro assistito nega gli avvicinamenti alla moglie e vi sono persone che possono testimoniare come fosse invece a casa o al lavoro». —
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