Gazzetta di Reggio

Reggio

violenza sessuale su minore 

Il 63enne nega e piange «Voglio bene alla bimba non le ho mai fatto nulla»

T.S.

REGGIO EMILIAPiange e si dispera – durante l’interrogatorio di garanzia – il bosniaco 63enne finito in cella con un’accusa terribile: violenza sessuale aggravata su una minore infraquattordicenne (è...

2 MINUTI DI LETTURA





REGGIO EMILIA

Piange e si dispera – durante l’interrogatorio di garanzia – il bosniaco 63enne finito in cella con un’accusa terribile: violenza sessuale aggravata su una minore infraquattordicenne (è una bambina di sei anni).

A monte di questo botta e risposta con il gip Luca Ramponi c’è una frase-shock della bimba: «Il nonno entra nella mia stanza di notte, mi sveglia, mi bacia le parti intime e si fa toccare lì». L’imputato – del quale non sveliamo le generalità per tutelare la minore – non è propriamente il nonno, bensì l’ex compagno della madre del papà. Dopo il divorzio da un’italiana dalla quale ha avuto un figlio, il bosniaco ebbe una relazione con una polacca, mamma del papà della bimba. Conclusa la relazione con quest’ultima, i rapporti con il figliastro sono rimasti talmente buoni che l’uomo è andato a vivere con la famiglia del figliastro, in una stanza accanto a quello della piccola. Ora queste tremende accuse. Ieri mattina in aula il 63enne nega su tutta la linea, dice di aver fatto solo del bene alla bambina che ha sempre trattato come fosse sua nipote. Al momento il difensore Enrico Della Capanna non ha fatto richieste sulla misura restrittiva, ma a fine-interrogatorio il legale esterna tutti i suoi dubbi: «L’unica prova diretta è la testimonianza della bambina – entra subito nel merito l’avvocato – e sappiamo bene che i bimbi non sempre sono attendibili quando dicono certe cose, sono spesso condizionati da altri avvenimenti che hanno vissuto. E non vi sono altri riscontri di peso». E aggiunge: «Gli psicologi hanno sottolineato che la bambina non ha una chiara percezione del tempo, perciò su numero e durata degli episodi occorrerà fare chiarezza. Così come sulla frase confidata dalla minore in un secondo tempo alla mamma: “Ho fatto una cosa brutta, ho detto una bugia”. Bisognerà valutarne l’attendibilità, visto che è l’unica testimone perché nessuno si è mai accorto di nulla». Le indagini della polizia sono coordinate dal pm Maria Rita Pantani, presente all’interrogatorio.

T.S.

BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google