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La città che cambia. Un cantiere avviato e una polemica inestinguibile Altra lettera alla sovrintendenza che rispose col numero di protocollo 

Lo spigolo e il principe Così Reggio si divide sulle riqualificazioni che non sono restauri

Stefano Scansani
Lo spigolo e il principe Così Reggio si divide sulle riqualificazioni che non sono restauri

il punto REGGIODallo spigolo al principe. Si svolge fra questi due poli la contesa sulle piazze che il Comune di Reggio va riqualificando. Lo spigolo emerge in certe soluzioni progettuali, come una...

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il punto

REGGIO

Dallo spigolo al principe. Si svolge fra questi due poli la contesa sulle piazze che il Comune di Reggio va riqualificando. Lo spigolo emerge in certe soluzioni progettuali, come una specie di caratterizzazione dei marciapiedi, come un modulo che marca i nuovi livelli della pavimentazione in pietra di Luserna (è il caso di piazza Roversi immaginata da Laboratorio di Architettura di Rinaldi e Casarini e dallo studio Restart di Novellara).

Il principe è invece quell’aura a cui fanno riferimento tutti gli avversi e i contrari agli interventi di riqualificazione snaturanti: secondo loro i progetti sostenuti dai fondi ministeriali del Ducato Estense cancellerebbero i tratti ducali/estensi dei due spazi storici. Come ad esempio in piazza Gioberti (immaginata dall’architetto Andrea Oliva) dove l’obelisco celebrativo delle nozze di Francesco V con Adelgonda di Baviera, da sempre piantato in terra, finirebbe immerso in una vasca ellittica.

L’oggetto del contendere è dunque la ristrutturazione (lo spigolo) e il carattere da conservare (il principe).

L’importo dell’appalto, che coinvolge anche viale Umberto I in un percorso fino alla reggia di Rivalta (dunque ducale) ammonta a 2 milioni e 650mila euro, di cui 550mila per piazza Gioberti, 800mila per piazza Roversi e 1 milione e 300mila euro per viale Umberto I.



No al taglio o al trasferimento dei tre tassi, che l’amministrazione comunale ha poi deciso di conservare lì dove stanno. C’è chi dice no ai due interventi, nel loro complesso.

Al riguardo la Gazzetta tre giorni fa ha pubblicato la lettera con la quale la Deputazione di Storia Patria presieduta da Angelo Spaggiari aveva chiesto alla sovrintendenza di Bologna di bloccare i due progetti. La richiesta è datata 25 maggio 2018 e non ha mai ricevuto risposta, quanto noi che abbiamo contattato quegli uffici per tre giorni. Fino a quando il Comune di Reggio ci ha fornito i due nulla osta ai lavori (contengono qualche prescrizione sulla scelta dei materiali e l’illuminazione) risalenti al 12 marzo e sottoscritti dall’allora sovrintendente Luigi Malnati, poi avvicendatosi con Cristina Ambrosini.

La Deputazione – che studia e promuove la storia identitaria delle Antiche Province Estensi – ha reso nota la sua presa di posizione drastica quasi 5 mesi dopo, alla vigilia dell’apertura del cantiere di piazza Roversi.



Anche Fabio Pederzoli singolarmente era intervenuto sulla sovrintendenza bolognese, ancor prima e senza riscontri. Il coordinatore provinciale di Reggio Emilia del Movimento Nazionale per la Sovranità (fa capo all’ex sindaco di Roma, Gianni Alemanno) aveva infatti inviato una nota il 3 aprile.

In essa il mittente aveva scritto: “I progetti che circolano sulla stampa locale in questi giorni, che vorrebbero trasformare piazza del Cristo (piazza Roversi) in stile contemporaneo (con forme squadrate e triangolari, al posto delle attuali tonde) sono completamente avulse al circostante di quell’angolo cittadino; i Palazzi storici esistenti, appartenuti per secoli alle nobili famiglie patrizie reggiane, sarebbero fortemente penalizzati e perderebbero parte del loro esclusivo fascino”.

Sempre Pederzoli aveva rilevato: “È curioso che mentre si affronta la valorizzazione dei beni architettonici del Ducato estense, grazie al progetto specifico e ai fondi messi a disposizione per le città di Ferrara, Modena e Reggio, la nostra città viri ad una riqualificazione che con la valorizzazione estense non ha nulla a che vedere!”.



La richiesta del coordinatore del Movimento Nazionale per la Sovranità: “Auspicabile che intervenga la soprintendenza per i beni culturali, per fermare quel restyling circolato sui giornali ed affinché sia predisposta una ristrutturazione che mantenga i canoni classici e neo-classici cittadini e che valorizzi l’impronta storica della città”.

La richiesta di Pederzoli ha prodotto un solo risultato cifrato, ovvero il numero col quale la lettera è stata registrata a Bologna: “Il protocollo richiesto è 7659 del 3.4.208” (evidentemente manca l’1 nell’anno). Poi basta, più niente.



Il cantiere di piazza Roversi è partito. Insieme a quello di piazza Gioberti è in capo all’Area competitività, innovazione sociale, territorio e beni comuni, cioè alla struttura municipale il cui capo è l’architetto Massimo Magnani. Queste due imprese sono infatti fuori da quello che tradizionalmente è definito Ufficio Tecnico: facendo riferimento a un progetto del ministero dei Beni Culturali (voluto da Dario Franceschini) sono soggetti direttamente all’assessorato alla Cultura il cui titolare è il sindaco Luca Vecchi. Quindi le due riqualificazioni “saltano” l’ordinaria attività degli assessorati ai Lavori Pubblici (si dice che il titolare Mirko Tutino non sia stato coinvolto), e della Rigenerazione Urbana (si dice che il titolare Alex Pratissoli abbia scelto di non farsi coinvolgere). Trattasi infatti di un progetto speciale. E qui va comunque ricordato che altri spazi storici cittadini sono stati oggetto di sistemazioni conservative da parte dei Lavori Pubblici (il dirigente è l’ingegnere Ermes Torreggiani), come: via Guasco, piazza Vallisneri, piazza Prampolini e prossimamente piazza San Prospero. Qui il Comune, per le sistemazioni conservative, lavora in proprio. —



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