Non può essere espulso perché malato, l'attacco di Matteo Salvini: "E la chiamano giustizia"
Il ministro dell'Interno, Matteo Salvini, ha commentato dai suoi account social la notizia della mancata espulsione di un georgiano per non comprometterne le condizioni di salute
REGGIO EMILIA. "E la chiamano “giustizia”. Cambiare tutto!!!". Con questa frase il ministro dell'Interno leghista, Matteo Salvini, ha commentato la decisione del giudice di pace reggiano di annullare l'espulsione di un georgiano 35enne, ritenuto dalla polizia un "pericolo per l'ordine pubblico".
Lo straniero, secondo quanto stabilito dal giudice, deve infatti proseguire le cure mediche alle quali è sottoposto qui a Reggio poiché, se le dovesse interrompere, ne potrebbe risentire in modo grave la sua salute.
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L’origine dei fatti risale alla fine di febbraio di quest’anno, quando Gabarashvili riceve il decreto emanato dalla Prefettura dopo che viene fermato all’interno di un bar della città dalla polizia reggiana.
Fra le motivazioni formali dell’espulsione vi è il fatto che il georgiano non ha risorse per mantenersi e non ha un’abitazione, non ha documenti di identificazione e si è opposto ad abbandonare il territorio italiano. Dal punto di vista della sicurezza, invece, il 35enne è già stato oggetto di una denuncia dopo che i dipendenti del Tigotà lo hanno riconosciuto come autore nelle settimane precedenti del furto di un tablet e, a suo carico, ci sono diverse segnalazioni per furti di biciclette.
L’avvocato D’Andrea ha poi impugnato il decreto, portando davanti al giudice di pace la documentazione medico sanitaria dell’Ausl che dimostra la malattia del 35enne e le cure che effettua settimanalmente. È stato infine uno stesso rappresentante dell’Ausl, chiamato come testimone, a confermare in aula che in caso di espulsione, nonostante in Georgia la sanità sia di buon livello, Gabarashvili si sarebbe potuto ammalare in modo potenzialmente mortale.
Una sentenza della Corte Costituzionale, che sancisce come anche gli stranieri irregolari hanno diritto a curarsi in Italia qualora un loro allontanamento ne precluda la salute, ha quindi convinto il giudice ha rigettare il decreto.
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