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Reggio Emilia: per la questura è un «pericolo per la sicurezza», ma non può essere espulso perché malato

Leonardo Grilli
Reggio Emilia: per la questura è un «pericolo per la sicurezza», ma non può essere espulso perché malato

Il giudice di pace ha accolto il ricorso del legale Ernesto D’Andrea e ha rigettato il decreto di espulsione del prefetto, perché comprometterebbe la salute del georgiano

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REGGIO EMILIA. È considerato dalla questura un «pericolo per l’ordine pubblico», al punto da spingere la prefettura reggiana a emanare un ordine di espulsione. Ma il 35enne georgiano Tengiz Gabarashvili, in Italia dal 2016 senza fissa dimora e già noto alle forze dell’ordine per una serie di furti, non può essere allontanato dal territorio nazionale a causa della sua malattia.

Che il diritto alla salute sia prevalente non è certo una novità – e lo sancisce anche la Costituzione – ma la sentenza del giudice di pace reggiano Silvia Tanzi, che ha accolto il ricorso del difensore del 35enne, Ernesto D’Andrea, è destinata a far discutere.

Soprattutto perché, in Italia, è una delle prime volte che viene ribaltato con queste motivazioni un ordine di espulsione prefettizio. L’origine dei fatti risale alla fine di febbraio di quest’anno, quando Gabarashvili riceve il decreto emanato dalla Prefettura dopo che viene fermato all’interno di un bar della città dalla polizia reggiana.

Fra le motivazioni formali dell’espulsione vi è il fatto che il georgiano non ha risorse per mantenersi e non ha un’abitazione, non ha documenti di identificazione e si è opposto ad abbandonare il territorio italiano. Dal punto di vista della sicurezza, invece, il 35enne è già stato oggetto di una denuncia dopo che i dipendenti del Tigotà lo hanno riconosciuto come autore nelle settimane precedenti del furto di un tablet e, a suo carico, ci sono diverse segnalazioni per furti di biciclette.

L’avvocato D’Andrea ha poi impugnato il decreto, portando davanti al giudice di pace la documentazione medico sanitaria dell’Ausl che dimostra la malattia del 35enne e le cure che effettua settimanalmente. È stato infine uno stesso rappresentante dell’Ausl, chiamato come testimone, a confermare in aula che in caso di espulsione, nonostante in Georgia la sanità sia di buon livello, Gabarashvili si sarebbe potuto ammalare in modo potenzialmente mortale.

Una sentenza della Corte Costituzionale, che sancisce come anche gli stranieri irregolari hanno diritto a curarsi in Italia qualora un loro allontanamento ne precluda la salute, ha quindi convinto il giudice ha rigettare il decreto.

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