Gazzetta di Reggio

Reggio

È stato un po’ come tornare in terra, alla larga dalla bruta cronaca (anche dalle fake news) e al centro di una bella storia 

Una fame di buone notizie (unicamente dal mondo reale)

stefano scansani

ci voleva una festastefano scansaniHo un amico jazzista che quando gli gira - contro i social, anzi, gli asocial - sul palco dei concerti racconta un aneddoto. Dice di essere euforico nel pensare di...

2 MINUTI DI LETTURA





ci voleva una festa

stefano scansani

Ho un amico jazzista che quando gli gira - contro i social, anzi, gli asocial - sul palco dei concerti racconta un aneddoto. Dice di essere euforico nel pensare di avere 10mila amici sul suo profilo Facebook. Un successo. Ma di avere provato una terribile delusione la notte in cui forò una gomma, finì con l’auto nel fosso, e nessuno di quei 10mila corse ad aiutarlo. Ieri mattina nell’aula magna dell’istituto D’Arzo di Montecchio ho narrato questa favola ai ragazzi per spiegare loro che cos’è un’amicizia, che cos’è la socialità. Cioè il potere delle relazioni nel mondo reale.

La storia dello studente Lorenzo Loschi e dell’insegnante Fabiana Costi che l’ha salvato, appartiene a quest’ultimo: al mondo reale, dal quale il giornale trae le notizie vere e da tre anni a questa parte attribuisce il Premio al Reggiano dell’Anno. Che in questa terza edizione si declina al femminile, esce dalla città, esorbita dal calendario della Giaréda, va a scuola.

La dirigente dell’istituto D’Arzo, i sindaci di Montecchio e Sant’Ilario, il presidente della Provincia e sottosegretario del governo regionale, e il prefetto, hanno sottolineato la specificità del riconoscimento, proprio nel giorno dell’apertura dell’anno scolastico. La motivazione incisa sulla targa di cristallo: “A Fabiana Costi, per il suo coraggio valso a salvare una vita”.

La vicenda di Montecchio iniziata con il malore e il massaggio cardiaco il 16 ottobre 2017 è un percorso di formazione anche civile, solidale, sociale sperimentato da Lorenzo e Fabiana, il salvato e la salvatrice le cui storie sono pure rappresentative dei tempi nostri, correnti.

Lui, che grazie alla prontezza e alla perizia dell’insegnante, degli amici e dell’equipe medica di Parma, è tornato alla vita.

Lei, l’anno scorso supplente di educazione fisica, una delle tante e troppe insegnanti precarie, che oggi non è più al D’Arzo, ma ha vinto comunque la sua partita come calciatrice nell’Inter femminile...

Ieri nell’aula magna si è svolta una rappresentazione del mondo e dell’umanità che, grazie al cielo, ogni tanto s’incrociano e rispondono a quella fame di notizie buone che ci attanaglia. Certo, credetemi, attanaglia anche noi giornalisti che una certa tradizione vedrebbe esclusivamente alla caccia di fatti drammatici, grigi, neri, disperati o deprimenti.

Il sollievo di una verità (tangibile) e positiva lo abbiamo sperimentato ieri mattina ancora con tutto quel brusio, quelle facce, quelle ansie, quel clima, quei sorrisi che contrappuntano ogni inizio d’anno scolastico. Lo abbiamo incontrato in ciascuno dei ragazzi e dei docenti che hanno partecipato alla consegna della targa. È stato un po’ come tornare in terra, alla larga dalla bruta cronaca (anche dalle fake news) e al centro di una bella storia. Ci voleva una festa. Grazie a tutti. —



Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google