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«Resistenze nelle scuole su iniziative antimafia»

ANDREA VACCARI
«Resistenze nelle scuole su iniziative antimafia»

Lo rivela Nando Dalla Chiese alla presentazione della ricerca sul caso Brescello Sugli ex assessori di Coffrini nell’attuale giunta: «Vanno messi alla prova»

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BRESCELLo. «Quando si parla di mafia ho notato che si tende a scaricare le responsabilità agli altri. Non c’è bisogno di qualcuno che dica che la mafia c’è: Peppino Impastato aveva capito da solo che Tano Badalamenti era un boss. In questi anni la mafia ha prodotto non solo criminalità ma anche veri e propri modelli di società».

LA RICERCA

Con queste parole ieri mattina, alla Camera del Lavoro di Reggio Emilia, ha esordito Nando Dalla Chiesa in occasione della presentazione della ricerca dell’Osservatorio sulla criminalità organizzata dell’Università di Milano da lui diretto, commissionata da Cgil, Anpi e Auser di Reggio. Dalla Chiesa ha analizzato nel dettaglio le situazioni di diversi Comuni italiani commissariati a causa di infiltrazioni, e ha spiegato in quale modo la malavita si inserisce in una comunità.

Nel caso specifico di Brescello, Dalla Chiesa ha spiegato che qui è avvenuto un processo di “emanazione”, con la ‘ndrangheta che si è progressivamente insediata in un contesto particolare: un Comune piccolo nel quale si sono ritrovati tanti boss. Dinamica, questa, che sembra non avere molte analogie con il resto d’Italia.

IL CASO BRESCELLO

Nel corso del proprio intervento, Dalla Chiesa ha sottolineato che nella lotta alle mafie è la scuola a rivestire un ruolo di prim’ordine. E al termine, davanti ai microfoni dei giornalisti, in merito a questo tema si è espresso su Brescello. «Ho saputo dal ministero dell’Istruzione che a Brescello ci sono state delle resistenze sulle iniziative nelle scuole per la giornata della legalità del 23 maggio, anniversario della strage di Capaci».

Il direttore dell’osservatorio sulla criminalità organizzata di Milano ha così contraddetto il vicesindaco di Brescello, Stefano Storchi, che poco prima aveva affermato che gli istituti scolastici brescellesi hanno lavorato molto sulla legalità.

«Probabilmente – ha spiegato Dalla Chiesa – sono state fatte delle attività sociali, quando invece vanno fatte delle attività antimafia. Nella situazione di Brescello non basta parlare di pace o di integrazione, elementi importanti ma che non disturbano gli ‘ndranghetisti».

Non è mancato un commento anche sulla nuova giunta brescellese, che al suo interno annovera assessori della giunta precedente e firmatari del ricorso al Consiglio di Stato. «Ho visto cambiare situazioni in base alle pressioni – ha affermato – ma anche sulla base delle proprie capacità di ravvedimento. Vanno messi alla prova».

GLI ALTRI COMUNI REGGIANI

Più in generale, Dalla Chiesa ha spiegato che il suo team già da tempo aveva rilevato importanti criticità all’interno della provincia di Reggio Emilia, presentando dati che qualche anno fa, ben prima del processo Aemilia, non erano stati presi con la dovuta considerazione. «Altri Comuni commissariati a Reggio? Credo che ogni tanto bisognerebbe commissariare di più, magari in forme meno radicali, affiancando cioè al sindaco un commissario governativo, mantenendo il consiglio comunale e controllando il Comune in modo molto più stretto. Inserire una forma di controllo sarebbe salutare per diversi Comuni. In questa provincia c’erano dei segnali: solitamente i Comuni più piccoli sono i più appetiti per le organizzazioni mafiose perché sono quelli che si possono difendere meno bene. Penso sia da utilizzare una lente d’ingrandimento per analizzare bene quello che sta succedendo, anche, in Lombardia». —

ANDREA VACCARI

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