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Spigolandia? Interpretazioni fuorvianti (ma il giornale non è un rendering)

ST.SC.
Spigolandia? Interpretazioni fuorvianti (ma il giornale non è un rendering)

Gentile Direttore, non leggiamo abitualmente il suo giornale, ma ci è stato segnalato un suo articolo uscito domenica 16 settembre.Il pomeriggio di sabato 15 settembre, le erano state inviate le...

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Gentile Direttore, non leggiamo abitualmente il suo giornale, ma ci è stato segnalato un suo articolo uscito domenica 16 settembre.

Il pomeriggio di sabato 15 settembre, le erano state inviate le risposte ad una intervista da lei richiesta il giorno prima via sms in forma scritta (nonostante la nostra disponibilità ad un incontro che sarebbe stato più efficace per farle comprendere il perché, il come e il che cosa del progetto di piazza del Cristo) e che non sono state riportate nelle pagine del giornale.

Nel comunicarci via e-mail l’uscita del suo articolo, lo descrive come “discutibile e da discutere”, ma dalla lettura emerge qualcosa di diverso: l’articolo sembra in realtà solo l’ultima di una serie di interpretazioni fuorvianti della concezione del progetto di piazza del Cristo, di come è costruito e di che cosa prevede. Potremmo così dirle che nella progettazione architettonica non si contrappone mai una curva ad un’altra perché significa togliere valore e importanza alla prima; potremmo dirle che di curvilineo nel piazzale, ora, ci sono le aiuole spartitraffico costruite negli anni ‘60 del secolo scorso, la cui forma nasce da esigenze puramente funzionali al traffico veicolare e che non ne costituiscono la memoria storica; potremmo dirle che le forme curvilinee favoriscono le auto a danno delle persone; potremmo dirle che la chiesa non definisce la forma, peraltro quadrangolare, del piazzale ma ne rappresenta una emergenza privilegiata, e non l’unica; potremmo spiegarle che la piazza non è e non è mai stata il prolasso del Corso ma uno slargo generato dalla confluenza di due canali; potremmo spiegarle, ancora, che quelli che definisce spigoli sono in realtà leggeri piani che arginano i tanti percorsi carrabili per evitare di disseminare la nuova piazza di numerosissimi paletti, o anche che i “marciapiedi” non esistono, in quanto il restante spazio, unitario e su un solo livello, è pedonale e vivibile in sicurezza; potremmo, spiegarle che gli esempi da lei citati non hanno nulla a che vedere per forma, dimensione e funzione con il progetto di piazza del Cristo (è come paragonare pere e mele); potremmo ancora parlare dell’acqua, del verde, dell’architettura del luogo, della difficoltà di confrontarsi con un sottosuolo percorso da un fitto reticolo di canali e tubazioni e di tanto altro ancora, ma non ritrovando nelle sue righe una sana volontà di conoscenza e confronto, temiamo che rimangano parole nel vuoto.

Le critiche costruttive sono il sale di un progetto, necessarie e importanti. Le critiche superficiali, senza approfondire la conoscenza delle cose, lasciano il tempo che trovano. Si tratta in generale di testimonianze volte a manipolare la realtà per trarne visibilità o forse un vantaggio personale e non un vantaggio per la comunità: si sta perdendo il senso civico, attribuendosi la facoltà di stabilire cosa sia giusto fare a prescindere e senza prima conoscere, capire o approfondire. Azioni queste ultime che comportano serietà, impegno e capacità.



Questa è una buffa ramanzina professionale. Che però già scricchiola nelle prime righe. Stizzosamente gli architetti affermano: “Non leggiamo abitualmente il suo giornale”. Liberi di farlo, la Gazzetta non è un rendering. La verità è che tutti gli altri cittadini “passeggeranno abitualmente in piazza Roversi”.

ST.SC.

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