Taser, la Penitenziaria ci spera «Utile per eventi critici»
Reggio Emilia, Malorni, segretario del Sappe: «Non è nocivo per la salute, ma in carcere occorre disciplinarne l’impiego e la custodia»
REGGIO EMILIA. «Il Taser in dotazione alla penitenziaria? Per noi è un auspicio». Così Michele Malorni del Sappe, sindacato di polizia penitenziaria, commenta la proposta del ministro Salvini. Per questo corpo, come ha scritto Salvini, è necessario un accordo con il Ministero della Giustizia. Se sul Taser c’è una unanimità positiva da parte dei sindacati della polizia (Siulp e Sap di Reggio si sono già espressi a favore), sulla dotazione alla penitenziaria ferve il dibattito.
Malorni ha presentato in passato un’interpellanza parlamentare «perché possa essere esteso questo strumento a noi agenti della penitenziaria. Spesso ci troviamo a gestire eventi critici, dove è necessario ricorrere alla forza fisica, riducendo pericolosamente la distanza fisica con soggetti pericolosi che imbracciano lamette o bastoni.
A me è capitato anche pochi giorni fa di intervenire in una camera detentiva dove un magrebino che aveva dato in escandescenze impugnava il piede di un tavolo; sono intervenuto a mani nude, fiducioso nel fatto che gli altri detenuti non mi avrebbero colpito perché sono un graduato e c’è un rapporto di stima. Ma non sempre va bene».
Di recente il capo del Dap (Dipartimento amministrazione penitenziaria) Francesco Basentini, ha espresso un orientamento diverso, preferendo «creare gruppi speciali di intervento operativo per migliorare le capacità di autodifesa degli agenti». Anche Malorni fa dei distinguo. «Il Taser non è nocivo per la salute, come provato da tempo in America. Certo che in carcere occorre disciplinarne l’impiego e la custodia e ricorrervi solo per gestire alcuni eventi critici: dev’essere una estrema ratio». —
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