«Altre indagini della Dda grazie a Valerio»
Il nuovo avvocato chiede per il pentito oltre alle attenuanti generiche anche un sostanzioso sconto di pena per aver collaborato
REGGIO EMILIA
Nel maxiprocesso Aemilia irrompe il nuovo difensore del pentito Antonio Valerio. Entrato in conflitto con chi lo tutelava in precedenza – cioè Alessandro Falciani che nell’arringa ha negato l’esistenza di una cosca in Emilia, mentre il suo assistito l’aveva sostenuto in lungo e in largo – Valerio a fine luglio ha “rotto” con il legale fiorentino per poi nominare l’avvocato romano Civita Di Russo. Ieri in venti minuti molto incisivi Di Russo non solo ha depositato una memoria difensiva, ma con le sue parole ha ribaltato come un guanto l’arringa del predecessore.
Il difensore risponde indirettamente ai colleghi che assistono gli altri imputati, la cui strategia è quella di sminuire l'attendibilità dei pentiti. «Valerio – esordisce – ha iniziato il suo percorso collaborativo quando il processo era avviato, ma è di grandissima importanza. Non si è fermato a parlare dei reati che gli sono stati contestati. Ha parlato dei singoli imputati e delle responsabilità di ognuno nell'associazione, ha parlato della genesi 'ndranghetistica in Emilia che trova la propria forza nella famiglia di Cutro».
«Parla dei momenti anche di contrasto: se non potevano essere risolti, si rivolgevano in autonomia alla 'ndrangheta di Cutro, cioè a Grande Aracri che poteva dirimerli». E ancora, sottolinea «Valerio parla di come era organizzata sul territorio l’associazione, di come veniva applicato il metodo mafioso e di come venivano commessi di volta in volta i vari reati. Come venivano umiliate le condotte di imprenditori o altri che invece volevano comportarsi in maniera onesta. Valerio aveva una sorta di statuto speciale, poteva muoversi in autonomia su tutta l'Emilia e questo gli ha consentito di raccontare i meccanismi mafiosi che mai si sarebbero potuti conoscere. La Procura aveva fatto indagini lunghe, ma i collegamenti reali tra tutte le ipotesi sono stati resi possibili da Valerio che ha anche aperto sviluppi investigativi sui quali la procura continua a lavorare».
«Per questo – rimarca il difensore rivolgendosi ai giudici – ci sono tutti i caratteri per cui debba essere riconosciuta la diminuente per la collaborazione richiesta dai pm nella massima estensione (va da un terzo sino alla metà della pena, ndr). E possono essere concesse anche le attenuanti generiche che potrebbero sembrare un doppione, ma in realtà non lo sono. Riguardano infatti gli aspetti della persona ed è evidente che Valerio ha operato un reale cambiamento di vita passando dall’illegalità in cui era entrato quando era ragazzo ad un sistema di legalità e lo ha fatto nel giro di pochissimo tempo». Inoltre «sa benissimo che è una scelta definitiva di rottura, perchè quando ci si mette contro l'associazione non si può tornare indietro, sai che metti a rischio la tua vita e quella dei familiari». —
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