«Chieste pene eclatanti per accuse non provate i pm temono la sentenza»
REGGIO EMILIAIn pochi intensi minuti l’avvocato Giuseppe Migale Ranieri – difensore degli imputati Palmina Abbruzzese, Antonio Floro Vito ed Eugenio Sergio – aggredisce due architravi dell’accusa: l’e...
REGGIO EMILIA
In pochi intensi minuti l’avvocato Giuseppe Migale Ranieri – difensore degli imputati Palmina Abbruzzese, Antonio Floro Vito ed Eugenio Sergio – aggredisce due architravi dell’accusa: l’esistenza da anni di un’associazione ’ndranghetista in Emilia e le dure richieste di condanna (complessivamente 1.712 anni di carcere). «La Procura e i collaboratori di giustizia – entra nel merito – indicano un’associazione mafiosa autonoma dalla Calabria, ma che in caso di contrasti si rivolgeva a Grande Aracri per dirimere le questioni. Tutto ciò è smentito dall’incendio subìto da Blasco, dal progetto per uccidere Turrà. Non rientrano nella strategia proposta dagli inquirenti. L’accusa di associazione mafiosa è insussistente». Poi Migale Ranieri cambia scenario: «Ho notato l’affanno dei pm a depositare sino all’ultimo atti su atti. A mio parere è indicativo della debolezza dell’accusa. Come l’aver fatto richieste di pena eclatanti: un modo per impressionare la Corte, perché i pm hanno paura delle decisioni che verranno prese dai giudici, visto che in aula non sono riusciti a dimostrare le accuse».
A seguire una serie di precisazioni nella replica dell’avvocato Francesca Basco che difende l’ex maresciallo dei carabinieri Alessandro Lupezza. All’ex militare viene contestato d’aver effettuato un controllo su un’auto per conto dell’imputato Pasquale Brescia che lo ringraziò: «Ma non c’è nessuna rivelazione del segreto d’ufficio, perché è vero che l’informazione era stata tratta dalla banca-dati delle forze dell’ordine (sdi), ma i cittadini possono fare la stessa visura nella banca-dati dell’Aci». Contestata l’interpretazione data dai pm sull’intercettazione in cui Lupezza parlando con Gaetano Blasco gli dà solo per finta del “lei” per poi ridere con lui. «Era una telefonata dall’ufficio dell’Arma, legata al fatto che Blasco e Antonio Valerio erano stati querelati e la risata scatta quando si capisce che Blasco era già stato avvertito da Valerio della querela». —
T.S.
BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
