Gazzetta di Reggio

Reggio

il professor garuti 

«I Bianchini? Non consapevoli del clan infiltrato»

A.SE.

La famiglia di imprenditori si è sempre difesa sostenendo di non conoscere per niente il volto mafioso delle persone con cui vennero in contatto

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REGGIO EMILIA

Domandandosi perché i pm abbiano dedicato tanto spazio ai Bianchini (alla sbarra l’imprenditore edile Augusto, la moglie e i tre figli) anche nelle repliche, il professore nonché avvocato difensore Giulio Garuti sostiene che «il dibattimento di questi due anni ha pesantemente incrinato la struttura accusatoria, direi che le ha tolto forza: i pentiti non sanno chi è Bianchini, la messa a disposizione di Bianchini alla ’ndrangheta non è stata provata, la collaborazione è stata un nulla di fatto. Le tesi investigative hanno fatto riferimento a prove che il dibattimento non ci ha restituito».

Garuti evocando le intercettazioni elenca tra l’altro il caso amianto sotto l’azienda Phoenix di San Felice (Modena) e il caso Edilcutro (cioè la fattura sospetta emessa a favore della famiglia Lerose), per concludere che non c’è mai stata la volontà, che è mancata la consapevolezza» di avere a che fare con la mafia. Parla per altre accuse di «quinta e diversa versione dell’accusa», evoca il curatore fallimentare, per ribadire che non c’era traccia di consapevolezza delle infiltrazioni nei suoi atti ispettivi, ha sostenuto che i famosi video del figlio di Augusto, Alessandro (i video che inguaiano funzionari dello Stato e Giovanardi) erano stati filmati all’insaputa dei Bianchini e che erano conservati in pc dove Augusto non li avrebbe mai trovati. Sulle false fatture alla cosca il legale insiste negandone la rilevanza ai fini della mafiosità, così come inquadra come semplici irregolari subappalti gli impieghi dei carpentieri di Bolognino nella ricostruzione. Ancora più duro l’avvocato Simone Bonfante, che parla di «colpi a vuoto dell’accusa» e di tecnici affidabili (per la Procura invece inaffidabili) cui si era affidato in buona fede Bianchini: «Gli unici ciarlatani erano quelli della Safi», i finti agenti segreti cui Bianchini («disperato») si era rivolto per riavere l’iscrizione alla white list. Insomma, tutti da assolvere. —

A.SE.

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