Omicidio-suicidio, la vittima Elide Valentini era nata a Castellarano
Si era trasferita a Sassuolo dopo le nozze, i vicini di casa : «Una donna forte»
REGGIO EMILIA. È reggiana la vittima del dramma di Sassuolo: Elide Valentini era nata a Castellarano nel 1933 e nel giugno scorso aveva compiuto 85 anni. Nel comune reggiano pochi coetanei però sono in grado di ricordarla, visto che Elide si era trasferita a Sassuolo in giovane età, subito dopo il matrimonio con Ivo Fontana, quasi 60 anni fa, considerando che il figlio maggiore Sergio ha 57 anni.
I Fontana, sassolesi doc, sono una famiglia molto conosciuta nel modenese, dove Ivo e i suoi fratelli hanno rappresentato una dinastia di commercianti storici, stimati e rispettati. Anche i coniugi Ivo ed Elide erano unanimemente riconosciuti come gran lavoratori, nelle diverse attività a conduzione familiare che negli anni avevano gestito in paese. Nel quartiere dove si trova l’abitazione di famiglia – nella zona del tiro a segno, non lontano dal ristorante “Il Gallo d’Oro”, un fiorire di case monofamiliari risalenti gli anni ’60-’70 dove ora risiedono più che altro anziani o stranieri – molti ricordano il bar aperto negli anni del boom, proprio al pianterreno della casa di via Vivaldi; poi la macelleria, infine l’edicola cartoleria, dove Elide era sempre presente, diventando un punto di riferimento per la zona. Conclusa l’attività lavorativa, i coniugi erano andati incontro al declino fisico. Prima Ivo, malato per anni e allettato: è morto circa quattro mesi fa, prima dell’estate.
Un lutto che ha minato la salute di Elide, piegandone le energie. «Una donna forte, di certo non disperata – ricorda un vicino, Aldo Casoni – Ma ormai non usciva quasi più da casa: non si vedeva più in cortile appoggiata al bastone o nella veranda sul retro», dove sono ancora visibili le poltrone e la gabbia di uccellini.
In mezzo, si è verificato il tracollo del figlio Sergio, con un passato di dipendenza alle spalle e problematiche che negli ultimi due anni si sono aggravate: Sergio, che prima viveva al piano superiore, è ora in una struttura privata. Mentre per far fronte alle necessità crescenti degli anziani genitori, Paolo ha dovuto ricorrere a una badante, che ha curato prima il padre poi la madre di giorno, mentre lui era al lavoro.
«Il disagio di una persona lo si legge negli occhi e ha origini profonde. Paolo, diventato il capofamiglia, aveva tutto il peso della situazione su di sé: responsabilità pesanti, che duravano da anni. Evidentemente non ha retto. Già il quadro è problematico, se poi vedi un futuro ancora più nero…». Così Aldo Fiori, il vicino di 55 anni che ha sempre vissuto nella via, ieri ha descritto l’omicida. Da chi lo conosce da una vita e lo ritiene «una brava persona, mai pensato che fosse capace di compiere un atto del genere», Paolo viene descritto come «un carattere schivo»: fin da quando era bambino e, con i genitori impegnati in orari di lavoro massacranti, era cresciuto con la nonna. «Paolo ha vissuto poco, sempre chiuso tra lavoro e casa – prosegue Fiori – Non ha trovato il modo di evadere, si è isolato e forse non ha chiesto aiuto».
Se anni fa il 52enne amava fare jogging e recarsi nei club ad assistere a concerti di jazz, la sua passione insieme a Modena, Sassuolo Calcio e alle vacanze all’estero con gli amici, pian piano aveva abbandonato gli interessi e le uscite, mettendo su chili e trascorrendo tutto il suo tempo libero nell’assistenza continua dei congiunti. —
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