Gazzetta di Reggio

Reggio

casalgrande, il disastro ferroviario 

Condannato a due anni per l’attentato a Dinazzano

Incastrato dalle impronte Mercoledì in tribunale a Reggio chiuso il processo in I grado Dei cinque giovani imputati quattro vengono assolti 

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CASALGRANDE

Si è concluso con una condanna a due anni e quattro assoluzioni il processo in primo grado per cinque giovani, quattro residenti a Sassuolo e uno domiciliato a Castellarano, accusati di avere provocato il disastro ferroviario che, la notte tra l’11 e il 12 giugno 2011, provocò oltre un milione di euro di danni nell’area dello scalo ferroviario.

Danni “spalmati” su varie società e imprese operanti nello scalo, in primis la Dinazzano Po spa che gestisce la struttura e proprietaria del locomotore distrutto durante il sabotaggio, poi la Db Schenker Italiana spa della quale furono danneggiati alcuni carrelli.

«Aspetterò di vedere le motivazioni della sentenza per decidere», dice l’avvocato Paolo Petrella, del foro di Modena, difensore di tutti e cinque gli imputati. È probabile che ricorrerà in Appello. «Non aggiungerò altro su questa vicenda per tutelare i miei assistiti», sottolinea.

Alla sbarra per quel grave episodio, che in tutto e per tutto può definirsi un attentato, erano finiti Riccardo Provenzano, Matteo Gottardi, Alessandro Interlici, Mattia Predieri e Nicolò Lambertini. Accusati di disastro ferroviario colposo, nessuno di loro venne mai sottoposto a provvedimento restrittivo.

Oggi sono tutti di nuovo impiegati. Allora due di loro, Lambertini e Provenzano, erano alle dipendenze della cooperativa Volante, che opera a sua volta nello scalo. E anzi, l’attentato è stato attribuito a rancori maturati nei confronti dei datori di lavoro.

A incastrare il condannato le impronte digitali trovate sul locomotore in sosta che fu avviato facendolo lanciare senza controllo contro un capannone. Il macchinario sfondò il portone e spinse, fino a farli deragliare, altri carrelli.

Le aziende danneggiate non si costituirono parte civile. Alcuni dirigenti di allora della Dinazzano Po spa, volti noti della politica reggiana, vennero però sentiti in aula come testimoni, in qualità di persone informate sui fatti. Nella prima udienza, che si tenne oltre cinque anni dopo i fatti, nel dicembre 2016 furono ascoltati Claudio Ferrari, allora direttore generale Fer, e Giuseppe Davoli, che fu amministratore delegato della stessa in quel periodo.

Alle indagini contribuirono, oltre alle refertazioni scientifiche sul posto, anche le intercettazioni telefoniche e l’analisi dei tabulati dai quali si evinse che due furono le chiamate effettuate dai cinque nella fascia oraria dell’incidente e nella zona “incriminata”, non lontano da un locale pubblico in cui gli imputati avevano detto di essere stati in quelle ore. Tra i dialoghi anche l’abbozzo di accordi intercorsi tra i cinque per dare versioni concordanti in aula. —

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