Fiere, Terminal One ancora alla finestra
Prati: «Non disperdere il valore della cordata di imprenditori. Dirottare le risorse verso altri progetti? Le ipotesi sono tante»
«Il valore di questa cordata è la cordata stessa e non va disperso. È un fatto unico: a Parma o Modena sarebbe difficilissimo organizzare una cordata del genere. Evidentemente a Reggio Emilia c’è questa mentalità in grado di coinvolgere sociale e imprenditori. È una peculiarità della città che va preservata e incoraggiata. Ed è chiaro che deve essere finalizzata a un interesse adeguato all’importanza della cordata stessa». Non vuole sollevare polemiche. E prima di svelare le carte attende l’assemblea dei soci, in programma a fine mese. Ma Guido Prati, presidente di Terminal One, è consapevole che l’affare Fiere si appresta ad entrare in una fase delicatissima. Non solo per il nuovo bando, con scadenza a metà ottobre, per un ulteriore anno di affitto del ramo di gestione eventi, da gennaio a dicembre 2019. Ma anche, e soprattutto, per la gara all’asta per la vendita dei capannoni, prevista entro fine anno, ma finora slittata rispetto ai tempi di marcia sperati dalla cordata di sedici imprenditori che attualmente gestisce i padiglioni di via Filangieri fino al 31 dicembre 2018.
«L’acquisto è la condizione per mettere mano ad investimenti che questo quartiere non può aspettare – spiega Prati a margine della presentazione di Cavalli a Reggio, alla presenza di Giancarlo Doardo, patron della manifestazione, e di Matteo Setti, direttore di Terminal One – Una situazione che vede immobili vetusti, in primo luogo: ci sono investimenti importantissimi da fare per realizzare eventi e manifestazioni del livello che vorremmo realizzare. E ci vuole la possibilità di una programmazione pluriennale, un’altra delle condizioni di cui abbiamo sempre parlato».
Una fase, quella attuale, che lascia aperti diversi scenari e numerosi punti interrogativi. Compresa l’ipotesi che gli imprenditori della cordata di Terminal One possano dirottare altrove le proprie risorse economiche, soprattutto nel caso in cui l’acquisto dei capannoni non vada in porto: «Le aste sono un meccanismo trasparente – aggiunge Prati – Per noi l’importante è cominciare. Alla fine ogni asta ha un vincitore, chiunque esso sia. Noi guardiamo al futuro. Chiuderemo questo anno di gestione il 2 o il 3 gennaio. Vogliamo organizzare una bella festa di capodanno, se possibile. E cerchiamo di impegnarci al massimo per fare questi ultimi mesi, completando un percorso che siamo riusciti a programmare. Poi vedremo ciò che succederà. Altri progetti? Le ipotesi da valutare sono sicuramente tante». —
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