Ingegneria, alla fucina dei giovani inventori serve spazio per creare
In cinque anni sono raddoppiate le iscrizioni e le richieste per sviluppare laboratori Dragoni: «Bene il Tecnopolo ma dobbiamo aumentare anche l’offerta formativa»
REGGIO EMILIA La prossima Ferrari di serie prodotta a Maranello cambierà marcia in un battito di ciglia grazie anche a un gruppo di giovanissimi ricercatori stipati al Tecnopolo di Reggio Emilia in uno dei laboratori del Dipartimento di scienze e metodi dell’ingegneria (Dismi).
A pochi centimetri da loro, dall’altra parte del muro, ci sono altri quattro ricercatori che hanno creato due braccia robotiche comandate da due joystick che permettono di operare in laparoscopia guardando lo schermo di un computer. Sono solo due esempi lampanti del tesoro tecnologico che si va sviluppando da vent’anni grazie al Dismi, che quest’anno ha celebrato i suoi 20 anni a Reggio Emilia e che negli ultimi 5 ha raddoppiato i suoi iscritti e raccolto finanziamenti per la ricerca pari a 30 milioni in 10 anni. Un dipartimento divenuto cinghia di distribuzione della conoscenza tecnologica con le aziende, che affidano ai nostri ricercatori universitari i prodotti del futuro, facendoli diventare una delle loro chiavi del successo.
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LE DIMENSIONI Un ingranaggio che àncora i cervelli al territorio e sembra funzionare a pieni giri, mantiene la base a Reggio Emilia ma che ha fame di conoscenza e un bisogno fisiologico di crescere. Quando chiediamo di cosa abbia bisogno il Dismi, durante il giro nei laboratori portati al Tecnopolo e popolati da ricercatori e dottorandi, la risposta è pronta: «Ci manca spazio sia a livello didattico che di laboratorio».
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Una dichiarazione senza indugi fatta da Eugenio Dragoni, ordinario di Progettazione meccanica e costruzione di macchine, uno dei padri nobili del Dismi, storico direttore del dipartimento ma che dall’1 novembre cederà il posto a Cesare Fantuzzi, ordinario di Automatica e direttore in pectore. «Siamo al campus San Lazzaro dal 2005 e occupiamo tre padiglioni tra uffici, aule e laboratori leggeri. Siamo 50 tra professori e ricercatori stabili, un centinaio tra assegnisti e dottorandi, anima della progettazione industriale e della ricerca e che restano con noi per lungo tempo. Vista la crescita di questi anni lo spazio a nostra disposizione si è ormai ristretto. Stiamo già sdoppiando alcuni corsi ma dobbiamo aumentare l’offerta formativa. Anche quest’anno le pre-iscrizioni contano 150 meccatronici e 250 gestionali».
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LA VALVOLA DI SFOGO Ed è qui che si innesta quella che viene già definita la quadratura del cerchio per Reggio. Il recente annuncio del passaggio dell’ex seminario vescovile di viale Timavo a Unimore (che solleverà la Curia di un pensiero), permetterà di portare lì i corsi di infermieristica dal San Lazzaro oltre a far allargare Economica, Scienze delle comunicazioni e il centro e-lerning. «Indirettamente avremo un beneficio anche noi di ingegneria – afferma Dragoni – Uno dei padiglioni liberati al San Lazzaro andrà a noi. L’altro ai laboratori di agraria».
Sempre lì, a Villa Marchi, ci sarà poi la mensa e un’aula magna. La velocità non è però il nostro forte e Dragoni non si azzarda a dare un termine dei lavori al seminario fissato qualche giorno fa al 2020. «Speravo che i nostri nuovi laboratori nascessero durante la mia gestione ma non ce l’abbiamo fatta – è l’unico rammarico di Dragoni – Non faccio quindi pronostici ma l’impostazione per giungere al traguardo ora è chiara».
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IL SUCCESSO TRA I GIOVANI «Gli studenti rimangono volentieri qui con noi dopo la formazione frontale perché puntano sui contatti diretti che abbiamo con le aziende e le relative possibilità di assunzione», spiega Dragoni. Il meccanismo funziona così: gli studenti possono già cominciare a collaborare con i laboratori di ricerca dalla laurea triennale. Le aziende commissionano – e pagano all’università – progetti di sviluppo dei prodotti e i professori le assegnano ai giovani, che entrano in contatto con le aziende e spesso vengono poi assunti dalle stesse. «Facendo così riusciamo a cofinanziare la struttura didattica dell’università». —
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