Nella chiesa di Gavassa la famiglia Borghi omaggia don Cristoforo
REGGIO EMILIA Nella chiesa parrocchiale di Villa Gavassa si rinnova, oggi pomeriggio, lo storico incontro della famiglia Borghi che nell’occasione onorerà la memoria, a 340 anni dalla scomparsa, di...
REGGIO EMILIA
Nella chiesa parrocchiale di Villa Gavassa si rinnova, oggi pomeriggio, lo storico incontro della famiglia Borghi che nell’occasione onorerà la memoria, a 340 anni dalla scomparsa, di don Cristoforo il sacerdote, morto in veste di arciprete a San Felice sul Panaro nel 1677. Il religioso viene ricordato, fra le altre lodevoli opere compiute, per la generosa donazione di 50 mila scudi (una cifra ingente per l’epoca) destinati a finanziare la creazione di sei nuove cattedre nello Studio Universitario San Carlo. Proprio questo centro di studi, dopo le scelte compiute nel 1772 dal duca Francesco d’Este, costituisce ancora oggi una delle radici di Unimore.
Un gruppo di componenti della primitiva generazione Borghi, che era originaria di Formigine dove don Cristoforo era nato nel 1601, si è trasferita nel 1871 nella frazione reggiana ed è appunto qui, a Gavassa, che i discendenti della famiglia celebrano quest’anno il ricordo dell’illustre predecessore.
Proprio uno di loro, il professor Umberto Borghi, docente e dirigente scolastico sino alla quiescenza, ha svolto interessanti ricerche sull’antico congiunto don Cristoforo, della cui vita ha ricostruito (e pubblicato sulla rivista Correggio Produce 2018) ampi stralci che documentano le azioni svolte con l’abito sacerdotale e la generosità dimostrata in qualità di arciprete per la parrocchia di San Felice sul Panaro nella cui chiesa riposano le sue spoglie.
Proprio ad Umberto Borghi si deve ora la richiesta di titolare a don Cristoforo la futura sede accademica che andrà ad insediarsi nell’ex Seminario reggiano di viale Timavo.
Un invito per un gesto di riconoscenza che verrà certamente rinnovato nel corso della riunione di oggi pomeriggio a Villa Gavassa.
La giornata inizia alle 15.30: seguiranno scambi di informazioni compresa appunto la speranza di vedere celebrato l’antico congiunto (una nota in tal senso è stata indirizzata al vescovo di Reggio Massimo Camisasca) prima delle celebrazione di una messa alle 16.30. —
L.V.
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