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l’effetto vetrina 

Piccoli e iper locali: è corsa ai Tecnopoli. Sono dieci lungo la via Emilia

Enrico Lorenzo Tidona
Piccoli e iper locali: è corsa ai Tecnopoli. Sono dieci lungo la via Emilia

Con venti sedi sparse tra le nove province  l’Emilia-Romagna è puntellata dalle strutture di ricerca promosse anche dalla politica

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REGGIO EMILIA  Un simbolo formato da 10 anelli intrecciati è comparso da poco tempo sul grande portone centrale del Tecnopolo di Reggio Emilia. Si tratta della somma dei 10 Tecnopoli spuntati in Emilia-Romagna su altrettante infrastrutture dislocate in 20 sedi nelle 9 province in Regione, da Piacenza fino al mare, che ospitano e organizzano attività e servizi per la ricerca industriale, lo sviluppo sperimentale e il trasferimento tecnologico, finanziati dai fondi europei del Por Fesr e da contributi regionali.

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Si tratta di poli tecnologici di caratura però locale, frammentati rispetto ai grandi tecnopoli creati da altre realtà europee, che strizzano meno l’occhio al design – spesso sono dei casermoni modulari – ma condensano grandi quantità di cervelli e distretti di ricerca per creare un’ampia massa fatta di conoscenza e interazioni. Ecco allora che l’effetto vetrina – tanta forma ma poca sostanza – potrebbe affacciarsi anche a Reggio. Pericolo che sembra scongiurato grazie a realtà come il Dismi, il Dipartimento di Scienze e Metodi dell’Ingegneria di Reggio Emilia, che ha spostato lì dei laboratori di alta ricerca. «L’effetto vetrina è anche voluto – ci spiega il direttore uscente del dipartimento, Eugenio Dragoni – Le aziende che non ci conoscono e non sanno cosa ci può essere dietro a un dipartimento, grazie a un Tecnopolo accogliente sono più invogliate a venire a vedere».

Al di là dei campanilismi - che trovano spesso terreno fertile nella politica - ciò che manca forse al mondo della ricerca è l’anima commerciale che proietti i risultati anche all’esterno. «A differenza di quanto si può credere, le imprese reggiane che ci chiedono di sviluppare progetti non sono la maggioranza. Anzi, per noi è auspicabile che aumentino e avere un Tecnopolo di prossimità, a livello anche locale, ci avvicina a loro» dice Dragoni.

«Siamo molto coinvolti dalle grandi aziende ma siamo ancora distanti purtroppo da quelle piccole - aggiunge Cesare Fantuzzi, futuro direttore del Dipartimento - sono meno strutturate e sono più concentrate sul rapporto di fornitura. Secondo me dobbiamo necessariamente diventare anche un loro partner con il tempo». Un obiettivo per il neo direttore che è ormai all’inizio del suo mandato al Disme. —

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