Ferretti di nuovo in cella. Dopo l’ultima evasione il gip aggrava la misura
Reggio Emilia, sembrano non finire mai i guai giudiziari del 45enne che da un mese fa fu trovato con molotov, parrucca e scacciacani in auto
REGGIO EMILIA. L’ultima evasione dagli arresti domiciliari costa cara al 45enne Mirko Ferretti che da ieri di nuovo in carcere. Lunedì scorso, dopo l’udienza di convalida dell’arresto per evasione, Ferretti è tornato ai domiciliari, ma parallelamente il giudice Sarah Iusto ha trasferito gli atti al gip Luca Ramponi che – vista la situazione – ha deciso l’aggravamento della misura restrittiva. Il 16 settembre – intorno alle 15 – in un normale controllo le forze dell’ordine non l’hanno trovato in casa (vive in città in un appartamento con la fidanzata) e sono subito scattate le ricerche, finché non è stato rintracciato e poi bloccato.
LE FITTE AL COSTATO. In tribunale – davanti al giudice Sarah Iusto e difeso dal legale Noris Bucchi – si è giustificato spiegando che sapeva di dover avvertire gli inquirenti, ma sentiva delle fitte al costato e stava andando in ospedale per capire cosa gli stava accadendo. Va anche aggiunto che il 27 agosto i carabinieri hanno bloccato il 45enne alla Vecchia mentre era fermo in auto davanti all’ufficio postale. Per gli investigatori stava per compiere una rapina, visto che era in possesso oltre che di una molotov anche di una pistola scacciacani (ma priva del tappo rosso) e di una parrucca. Ferretti era in stato confusionale e probabilmente è ripiombato in quella dipendenza dalla droga che ha contrassegnato in negativo la sua esistenza.
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LA MOLOTOV. Accusato di violazione della sorveglianza speciale e detenzione di arma da guerra (cioè la bottiglia molotov), Ferretti è poi ritornato ai domiciliari e su questa decisione pende l’impugnazione del pm Giulia Stignani. Per la Procura la pericolosità di Ferretti è tale da richiedere la misura cautelare in carcere. Una misura restrittiva – ora applicata – che per chi indaga poggia sui turbolenti precedenti penali del 45enne. —
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