Gazzetta di Reggio

Reggio

Progetto pilota 

Il parco commestibile a due passi da casa

Linda Magnoni
Il parco commestibile a due passi da casa

Si trova a Canali e intreccia aspetti paesaggistici, didattici e produttivi. Un’iniziativa del Crpa che coinvolge i cittadini 

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REGGIO EMILIA

Sempre più reggiani, oggi, si dedicano a coltivare l’orto: chi si limita a qualche piantina di basilico e rosmarino sul davanzale della finestra e chi invece riscopre la propria indole contadina, ricavando pomodori e zucchine nel giardino di casa. Per molti non è soltanto un hobby, ma anche un modo per avere prodotti freschi e genuini a chilometro zero. Ma fare l’agricoltore non è un mestiere facile, e a volte ci vorrebbe qualcuno che, con l’esperienza giusta, lo facesse per noi, magari a due passi da casa. E a Reggio un posto del genere esiste già: si chiama Parco Commestibile ed è un’iniziativa del Gruppo Operativo per l’Innovazione del Crpa, il Centro Ricerche Produzioni Animali.



Tutto nasce per trovare la soluzione a un problema: come riqualificare i terreni incolti e inutilizzati a ridosso delle case e dei quartieri abitati? Ed ecco l’idea di renderli utili per la cittadinanza. Il progetto rientra nell’ambito del Programma regionale di sviluppo rurale 2014-2020 ed è sostenuto dal Comune, che ha concesso al Gruppo Operativo il terreno di Canali su cui portare avanti l’esperimento.

«È utile sotto molti aspetti – commenta Paolo Mantovi, ricercatore del Crpa e responsabile del progetto – Paesaggistico, grazie agli alberi di gelso disposti in filari che ricostruiscono l’ambiente tradizionale del nostro territorio, se pensiamo che venivano piantati, per i bachi da seta, fin dal Quattrocento. Produttivo, per la coltivazione di ortaggi. Didattico, per le visite guidate a scopo educativo rivolte ai bimbi delle scuole e dei campi gioco. E infine sociale, sia per l’impiego di persone svantaggiate, tramite le cooperative, sia per il coinvolgimento della cittadinanza».



Il Parco Commestibile mette in moto una catena di collaborazione a 360 gradi: a occuparsi della coltivazione sono gli agricoltori esperti della Cooperativa Sociale Cielo d’Irlanda, mentre la Società Ortolani di Reggio ha il compito di trasformare gli ortaggi in prodotti per la vendita. Il Crpa pensa a coordinare le attività e in più, grazie al laboratorio di analisi sensoriale, sviluppa nuove ricette con le verdure raccolte. L’Università di Parma è coinvolta per gli aspetti relativi al marketing. Infine, anche i cittadini fanno la propria parte: essendo aperto a tutti, chiunque può visitarlo e toccare con mano un esempio di biodiversità oltre che, ovviamente, acquistare prodotti di stagione biologici e a chilometro anzi a centimetro zero.



«La cosa straordinaria – continua il ricercatore – è che si è creato un rapporto di fiducia tra il parco e gli abitanti, che scendono di casa e vengono a comprare le verdure fresche. Sono disposti a spendere qualcosa in più in cambio di prodotti genuini. Alcuni addirittura si scelgono da soli i pomodori per la conserva. È quella che noi chiamiamo “vendita di prossimità”. Il punto vendita del parco è aperto due volte a settimana, il sabato mattina e il martedì pomeriggio, e ce ne sono altri dislocati in vari quartieri della città. Attivato nel 2017, ora il Parco Commestibile cammina con le proprie gambe e contribuisce a valorizzare il paesaggio, tutelare e incrementare la biodiversità e ridurre l’impatto ambientale, oltre che consolidare il legame tra i cittadini e il territorio.

«Rappresenta un esempio di agricoltura periurbana: un’azienda agricola multifunzionale adatta alle aree a contatto con la città – conclude Mantovi – un meccanismo che potrebbe fungere da modello ed essere applicato anche ad altre realtà». —





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