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il nodo ateneo 

«Reggio non è più seconda a Modena a Unimore chiedo pari dignità e più corsi»

Enrico Lorenzo Tidona
«Reggio non è più seconda a Modena a Unimore chiedo pari dignità e più corsi»

L’università vuole spazi, il sindaco Vecchi rilancia: «Stiamo investendo e trovando risorse: l’ateneo faccia la sua parte»

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«Reggio Emilia è in rampa di lancio e chi vuole salire deve avere la consapevolezza che bisogna crescere insieme».

Per il sindaco Luca Vecchi l’università si trova a un bivio della sua storia a Reggio Emilia. Unimore, infatti, ha avuto la sua culla a Modena ma sta conoscendo nella sede di Reggio Emilia una crescita potente di iscritti, centri di ricerca - ingegneria in primis - e risorse che possono puntellare la struttura reggiana. «Qui l’università è arrivata più tardi ma negli ultimi 4 anni siamo passati da 6mila a 9mila studenti - dice Vecchi - I risultati e la richiesta ci stanno equiparando ormai a Modena. Unimore ci deve assicurare pari dignità e soprattutto attivare nuovi corsi a Reggio. Gli spazi ci sono, i soldi li stiamo trovando ma abbiamo bisogno di maggiore offerta didattica. Non stiamo parlando di promesse ma del focus della politica locale che, dopo progetti strutturali come la Tav e il Core, per i prossimi 10-15 anni sta concentrando l’attenzione sull’università. Questo perché attraversiamo una fase di crescita a forte trazione ingegneristica. E su questo punto il Dismi ha ragione».



Un’esuberanza che necessita di spazi, come ribadito due giorni fa da Eugenio Dragoni e Cesare Fantuzzi, direttori del Dismi, il Dipartimento di Scienze e Metodi dell’Ingegneria che ha base a Reggio Emilia e genera la ricerca industriale che sostiene i fatturati delle multinazionali tascabili emiliane con le quali collabora gomito a gomito. Per i “prof” di ingegneria è necessario quindi espandere gli spazi per la didattica e i laboratori.

E qui si innesta il recente progetto di riqualificazione del seminario vescovile di Reggio, che trasferendo lì alcuni corsi libererebbe volumi al campus San Lazzaro a vantaggio anche del Dismi.

Vecchi però va ben oltre, superando la richiesta degli ingegneri: conferma la necessità da loro espressa, porge una mano in merito ma non lesina una critica politica che amplia il suo raggio, arrivando ai piani alti dell’ateneo, rispolverando al rettore Angelo Oreste Andrisano una polemica mai sopita: «Non possiamo giocare la partita della grande operazione del seminario se non siamo in grado di fare uno sforzo come ateneo e accompagnare la crescita didattica - ribadisce il sindaco - Servono più corsi di laurea, anno dopo anno, anche in ottica di grande collaborazione, sapendo già quanto sia difficile farlo a livello pratico. Ma se cresce Reggio non può essere un problema per Modena. Oggi Reggio ha il vento in poppa e deve proseguire nell’offerta».



La leva usata da Vecchi tocca anche la progressione dopo anni di crisi economica. «Questo territorio produce Pil e vende per due terzi all’estero. Il 90% dei nostri laureati trova subito lavoro: siamo dentro a un primato. Dentro questo contesto di trasformazione nasce la vicenda del seminario, che è di portata epocale. Vescovo e Curia si sono messi in moto e tutti insieme stiamo muovendo i primi passi. Il campus San Lazzaro avrà sempre più una vocazione scientifica, mentre il seminario avrà vocazione umanistica, con viale Allegri che manterrà la biblioteca e la sua centralità direzionale».



Il progetto di recupero del seminario scontenta forse un po’ i piani alti di Unimore - che avrebbero voluto un posto di prestigio a palazzo Da Mosto - ma fa contenti più attori. Prima di tutto la Curia, che sistemerà il grande seminario svuotato dopo il terremoto. A metterci i soldi - si parla di 9 milioni di euro - sia il pubblico sia una cordata di privati. Unimore pagherà l’affitto alla Curia che si toglie un pensiero. «Portiamo lì 2mila studenti recuperando un grande immobile - dice Vecchi - È già avviato l’ampliamento dei laboratori al Campus a cui aggiunge il capannone 18. L’integrazione tra questi luoghi descriverà il futuro di Reggio, che non può essere stressata dal rapporto con Modena. Il ritmo di Reggio va assecondato. Se l’università ha bisogno di risorse, sediamoci tutti a un tavolo ma non si può solo chiedere». —



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