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Spy story, lascia l'azienda portandosi via i segreti industriali

Tiziano Soresina
L'avocato Roberto Sutich che tutela l'azienda Motor Power Company
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L'avocato Roberto Sutich che tutela l'azienda Motor Power Company

Reggio Emilia, l'ex dirigente della Motor Power Company di Castelnovo Sotto è stato condonnato, in via definitiva, a 8 mesi di carcere

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ROMA. La quinta sezione della Cassazione rigetta il ricorso della difesa e perciò viene confermata la condanna ad otto mesi di reclusione per il 51enne Marco Manghi, accusato di accesso abusivo al sistema informatico, furto e rivelazione di segreti scientifici e industriali. Una spy story maturata all’interno della Motor Power Company srl di Castelnovo Sotto che si è costituita parte civile contro l’ex dirigente ed ora – con questa sentenza definitiva – ha titolo per avviare un’azione civile di risarcimento-danni.

Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, il professionista – nel marzo 2011 – quando lasciò l’azienda si era fatto fare dei dvd con file che diceva di essere personali e che erano nell’hard disk del pc in dotazione al lavoro. Alla presenza sia del responsabile informatico sia del dimissionario, era stata effettuata la procedura di trasferimento dei file su un disco fisso esterno. Durante l’operazione, aveva riferito anche un testimone in aula, più volte Manghi aveva provato a chiedere all’ex collega di cancellare dal pc (che sarebbe rimasto in azienda) le cartelle di file denominate “foto”, sostenendo che contenessero «cose compromettenti».

Ma è lì che in azienda si sarebbero accorti che nella cartella non c’erano foto ma documenti. Alla Motor Power scoprirono che Manghi si era portato via con quei dvd non file personali, ma progetti di motori, preventivi e una serie di email di Manghi con altri soggetti, tra cui clienti e concorrenti. «Questa sentenza conferma l’orientamento degli ultimi anni della Cassazione – commenta RobertoSutich – che afferma esplicitamente come l’autorizzazione ad accedere per mezzo di strumenti informatici a determinati dati da parte di un dipendente non legittima la possibilità d’accedervi per finalità contrarie rispetto alle indicazioni di chi l’ha autorizzato e ne resta unico titolare. Ogni dato è coperto da riservatezza. Inoltre il reato dell’accesso abusivo evidenzia la necessità di operare sui sistemi informatici con estrema attenzione – aggiunge il legale di parte civile – anche in relazione al nuovo regolamento europeo sulla privacy del maggio 2018 e che contiene norme rigidissime nonché sanzioni estremamente rilevanti laddove vi sia violazione della privacy stessa».

Di parere opposto l’avvocato difensore Nino Ruffini che ha sostenuto come Manghi, in forza della sua funzione dirigenziale, avesse accesso a tutti i dati dell’azienda (dal settore commerciale a quello tecnico e progettuale), da qui il rigetto dell’ipotesi di reato. «Il mio assistito disponeva del patrimonio tecnologico aziendale – ha sempre sostenuto l’avvocato Ruffini – perché ha contribuito a costituirlo ed era di fatto l’anima di questa azienda». Ma i giudici sono stati di parere opposto.
 

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