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Zona stazione: da luoghi abbandonati a protagonisti di una nuova rinascita

Reggio Emilia, almeno cinque gli spazi da recuperare dopo il progetto che porterà il comando della Municipale all’ex Enocianina


25 settembre 2018 Ambra Prati


REGGIO EMILIA. Un effetto propulsivo a catena in positivo, che potrebbe riuscire laddove decenni di studi di fattibilità hanno fallito. Con il sorgere del futuro comando di Polizia municipale in viale IV Novembre, l’area della stazione storica, dove il Comune investirà in modo massiccio, potrebbe innescare un rinnovato interesse di recupero edilizio. Se lo augurano tutti, dai comitati agli esercenti alle associazioni della zona, che plaudono in coro sulla scelta della location. Al momento, però, sono ancora diversi gli spazi industriali in disuso che giacciono in abbandono, in attesa di interessamenti privati non concretizzati. Ne indichiamo almeno cinque: viale IV Novembre, via Turri, via Vecchi e via Ritorni, più l’ex Marzi di via Chiesi.



LA MAPPATURA. La mappatura non può che partire proprio dai luoghi valutati dal Comune di Reggio per il comando della Municipale, compresa l’ex Enocianina risultata vincente. Il “quadrato” interessato è quello che da piazzale Marconi va verso est, verso via Turri e via Emilia Ospizio, escludendo via Eritrea e la parte iniziale della stazione per chi proviene dal centro storico.

L’avvertenza è che si tratta di aree di consistente estensione, dai 2mila ai 4mila metri quadrati. Su viale IV Novembre, proprio a fianco dell’ex Enocianina, c’è la decadente area Lombardini-Maramotti, tre strutture sigillate dove decenni fa si trovavano gli uffici dell’azienda leader d’abbigliamento; in passato si è discusso di un possibile acquisto da parte del Comune, mentre il patron Maramotti ne ha destinato una parte a finalità culturali (la sede dell’associazione Icarus Ensemble e mostre della Fondazione Maramotti).

Il sindaco Luca Vecchi commenta la scelta di spostare il comando della Municipale


CANDIDATI. Svoltando l’angolo, il secondo candidato disatteso: l’area ferroviaria in prossimità di via Turri. Appartengono ad Rfi (quindi dal punto di vista burocratico l’acquisizione risulterebbe non agevole) i tre capannoni situati dopo lo spiazzo delle biciclette: uno è affittato a ditte di logistica, mentre gli altri due stabili sono chiusi.

Il terzo sito di via Vecchi non è un’ex industria, bensì un terreno edificabile già di proprietà pubblica compreso tra l’attuale chiosco di piazza Domenica Secchi e la Coop di via Sani, vicino all’area di sgambamento cani: scartato con tutta probabilità perché questo avrebbe significato consumare spazio vergine anziché riutilizzare l’esistente. Imboccando via Paradisi – dove sono iniziati i lavori di un altro atteso cantiere, quello del parco delle Paulonie – e girando in una delle laterali a destra si giunge al quarto luogo abbandonato: via Ritorni. Ci troviamo nelle viuzze alle spalle della pizzeria Piedigrotta, che gravitano più su via Emilia Ospizio che su via Paradisi.

Una serie di capannoni cadenti, resti di diverse proprietà: da un grossista di fiori ad un ex gommista. Uno stabile è sede della cooperativa Ravinala mentre gli altri sono completamente vuoti.



ATTRATTIVITA'. «La stazione è ricca di siti ex industriali che, con un restyling, potrebbero portare un flusso quotidiano di frequentatori, che è il miglior deterrente contro la marginalità». L’architetto Massimo Casolari (Studio Agorà) è l’autore di uno studio, commissionato dalla precedente giunta Delrio e assurto a progetto pilota per la Regione, che ora giace in un cassetto. «Quand’era pronto nel 2014 le elezioni erano alle porte e si decise di aspettare: non è mai stato presentato».

L’analisi, che via per via indicava non solo le aree industriali ma ogni “spazio vuoto”, si basa su un principio ancora attuale: «Piccoli interventi sono inutili, se non si dà motivo alle persone non solo di attraversare un luogo, ma di rimanervi. La frequentazione dei cittadini fa accendere la quotidianità». In più, conclude Massimo Casolari, «in questo approccio di sistema i privati potrebbero avere un ruolo fondamentale, portando attività a due passi dal centro». —


 

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