Gazzetta di Reggio

Reggio

La testimonianza di Gabriele Arlotti discendente di due militari caduti 

«Grazie alla Gazzetta ora so dove è sepolto nostro zio Florindo»

Gabriele arlotti

la letteraGabriele arlottiGentile Direttore, poche sere fa ci interrogavamo con Lei sul valore dell’editoria. Bene, di quello dei quotidiani ne ho avuto a poche ore riprova. Sin dall’avvento di...

3 MINUTI DI LETTURA





la lettera

Gabriele arlotti

Gentile Direttore, poche sere fa ci interrogavamo con Lei sul valore dell’editoria. Bene, di quello dei quotidiani ne ho avuto a poche ore riprova. Sin dall’avvento di internet, infatti, avevo cercato notizie sui caduti nella Grande guerra della mia famiglia. Due vettesi, Florindo Fiori, fratello del mio bisnonno Temante e di Arciso (entrambi a loro volta coscritti), quindi Ancesto Pagani (fratello di Caterina che sarebbe divenuta moglie di Temante e di mia zia Annita, moglie di Arciso che per tutta la vita ne tenne la foto in casa). Istoreco e Internet ci avevano reso le notizie matricolari e i luoghi approssimati di morte, Valcamonica sotto una valanga per il primo, Austria in prigionia il secondo. Non ero mai riuscito a individuarne i luoghi di sepoltura.

Leggendo dalle prime righe la bellissima storia di Andrea Vaccari sul Guastallese Ermes Fiaccadori, notavo che era morto lui pure in una slavina in Valcamonica. «Dovrò indagare se era un compagno di Florindo», pensavo, ma più avanti il cronista aveva già provveduto. In quella notte del 25 maggio 1918 morirono in 66 sotto una valanga nel canalone Lagoscuro. La neve si era staccata dalle pendici di Sozzine. Era circa mezzanotte. Tra loro anche Florindo Fiori che aveva appena festeggiato il compleanno: ancora 5 mesi e sarebbe tornato a casa.

Ho potuto, ben presto, approfondire con i documenti pubblicati dalla ricercatrice guastallese Silvia Musi e l’interessamento dei nipoti di Fiaccadori la tragedia di quella notte: una delle peggiori slavine di tutto il conflitto, smossa per altro dalle artiglierie italiane. Finalmente, grazie agli articoli di Silvia Musi e Amerigo Pedrotti, proprio in queste ore ho potuto identificare l’attuale luogo di sepoltura del mio prozio che non fece ritorno dal fronte: il sacrario militare di Passo del Tonale. Vorrei poterlo dire ai miei nonni, ai suoi genitori che non lo videro tornare...

Florindo, soldato del 4° Reggimento Alpini, era figlio di Pietro (per il suo nome aveva attinto all’epica!) discendente di mugnai di Stabbio, era nato il 20 maggio del 1896 ad Atticola di Vetto. Probabilmente sarebbe divenuto un bravo agricoltore come il fratello, Temante, tra i primi produttori di Parmigiano Reggiano nel vettese. Forse si sarebbe sposato e, oggi, condividerei altri parenti. La “battaglia bianca”, invece, ha deciso diversamente e, oggi, Florindo e Ancesto sono ricordati, oltre che nei nostri cuori, dai platani dei giardini pubblici vettesi – uno per ogni caduto –, messi a dimora negli anni ’20 del Novecento, a memoria dei 93 concittadini che non tornarono dalla Prima guerra mondiale.

Quanto prima, con la mia famiglia, ci recheremo al Tonale. Il dubbio è se lasciarlo tra i suoi compagni o riportarlo a casa. In ogni caso esprimo gratitudine a tutti coloro i quali ci hanno reso possibile questa scoperta. —





Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google