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Il manager reggiano Ivano Vacondio nuovo presidente di Federalimentare

Stefano Turcato
Il manager reggiano Ivano Vacondio nuovo presidente di Federalimentare

L’amministratore dell’azienda Molini Industriali di Modena succede a Luigi Scordamaglia, al vertice dell’associazione 

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REGGIO EMILIA

Un reggiano di Masone, che da 35 anni lavora a Modena ed è alla guida di un’importante azienda agroalimentare, è il nuovo presidente nazionale di Federalimentare, l’associazione che, in base ai numeri, nel mondo confindustriale è seconda soltanto a Federmeccanica. Federalimentare ieri ha scelto Ivano Vacondio, 67 anni, presidente e amministratore unico di Molini Industriali e Molini di Modena, le società che in strada Attiraglio si occupano della molitura del grano per produrre farine. L’investitura a pieno titolo sarà a gennaio: Vacondio per due anni, rinnovabili per un altro biennio, andrà a sedersi sulla poltrona più importante di Federalimentare a Roma in viale dell’Astronomia e succederà a Luigi Scordamaglia, manager del Gruppo Cremonini.



A un dirigente del settore carni succede un imprenditore dell’ambito che riguarda pasta, pane, farine e questo cambio della guardia potrebbe assumere un valore pregnante.

Federalimentare riunisce oltre 6.850 industrie di alimenti e bevande che si possono sintetizzare comprendendo aziende di carni e salumi, mugnai, imprese di pasta, prodotti ittici, conserve e sughi, oli, latte e formaggi, alimenti zootecnici, vini e altre bevande: un fatturato di 137 miliardi di euro con 385mila addetti. Da questi numeri è facile intuire quale compito impegnativo dovrà affrontare Vacondio, personaggio conosciutissimo anche nel mondo del calcio, per la sua attività di allenatore in Serie D ed Eccellenza.

«Lo so molto bene – conferma Vacondio nel suo ufficio di strada Attiraglio – perché fino a oggi io, nell’ambito di Federalimentare, ero a tutti gli effetti un uomo di parte. Sono stato per anni presidente di Italmopa, la componente che rappresenta i mugnai, ma ora dovrò essere il presidente di tutti, e quindi super partes».

Prima di analizzare problemi e programmi della futura presidenza di Vacondio, è opportuno conoscere meglio il personaggio lasciando che sia lui stesso a raccontarsi.



«Tutti sanno della mia passione sincera per il calcio- dice il neopresidente – e la verità è che io sognavo di fare il calciatore ma a 23 anni ero alla Spal, in serie C, e ho capito che era il momento di mettersi a lavorare. Per il calcio avevo persino smesso di studiare: ho trovato un posto come impiegato, già allora nel settore delle farine alimentari, e al tempo stesso ho completato gli studi, sia pure lavorando. L’ingresso in questa azienda risale al 1985 e qui da impiegato sono diventato dirigente poi amministratore unico e azionista. L’azienda era, e in parte lo è tuttora, della famiglia Costato. Due sorelle femmine e un maschio: quando una delle sorelle è deceduta, nel 1997, io ho rilevato la sua quota. Mi è stata concessa una fiducia illimitata con una delega davvero molto ampia. Ora questo incarico credo sia un punto di arrivo importante della mia carriera di dirigente e di imprenditore».

Nella storia personale di Ivano Vacondio c’è ancora il calcio nel non facile ruolo di allenatore in categorie solo di nome dilettantistiche, quasi sempre nelle stesse società, a più riprese sulle panchine di Bagnolese, Pavullese, Rubierese. E quando non c’è una panchina su cui sedersi come allenatore, ecco che Vacondio appare sulle emittenti televisive locali come opinionista calcistico.



Ma ora l’impegno primario diventa la presidenza di Federalimentare con i suoi problemi e i suoi obiettivi.

Qualcuno fra gli osservatori esterni ha voluto individuare in passato, all’interno dell’associazione, un possibile dualismo fra i due macro settori che riguardano i carboidrati da una parte e le carni dall’altra e su questo tema Vacondio ha già pronta la risposta: «Ho già detto che non posso e non devo essere di parte ma di certo parto da un importante punto a favore perché sono stato votato dalla quasi totalità degli associati. Se c’è un merito che mi viene riconosciuto per la mia presidenza di Italmopa è di avere lavorato sulla comunicazione, sulla visibilità ed è questo un punto basilare del mio programma. I pregiudizi e le false informazioni diffuse riguardo i nostri settori hanno determinato danni gravissimi. Il consumatore è spaventato dalle campagne provenienti da certi ambienti, per esempio da organizzazioni del mondo agricolo che, come alcuni politici, gridano alla pancia della gente e danno corpo a convinzioni infondate sui consumi di carboidrati o delle carni».

«È un elemento chiave - continua - Andrà rafforzata la comunicazione per superare i danni provocati da informazioni non corrette e in questo senso avremo bisogno di sostegno, di un supporto maggiore dalla stessa Confindustria e dalle istituzioni. Su questo, con la squadra che andrò a formare, dovremo lavorare con determinazione».



«Non ha senso – aggiunge – che il Made in Italy agroalimentare abbia così tanto successo all’estero e soddisfazioni limitate in Italia. Il motivo è da ricondurre alle informazioni scorrette, così come sarà necessario intendersi sul concetto di Made in Italy. Nei nostri settori le materie prime nazionali non sono sufficienti. Latte, grano, carne: abbiamo materie prime solo per un 50% del fabbisogno, ma in Italia siamo grandi trasformatori, nessuno all’estero riesce a fare le stesse cose, e ne dobbiamo andare orgogliosi, anche se non ci sono materie prime a sufficienza. Vanno importate e trasformate come solo noi sappiamo fare».

E a proposito di squadra e di rappresentanza Vacondio ha le idee chiare: «L’ho già detto alle imprese, soprattutto ai grandi imprenditori: in Federalimentare devono mandare i più rappresentativi, se si crede realmente nella rappresentanza è necessario puntare sugli elementi migliori per raggiungere obiettivi significativi». —



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