La storia di un prete scomodo sempre dalla parte degli ultimi
Dall’impegno come consigliere comunale del Pci ai picchetti insieme agli operai passando dal carcere dove finì con l’accusa di avere coperto la fuga di Bellini
REGGIO EMILIA
Don Ercole Artoni, classe ’30, divenne famoso in tutta Italia come prete iscritto ed eletto nelle liste del Pci. Ma quella di consigliere comunale fu solo una, e non la più avventurosa, delle sue innumerevoli esperienze.
C’è stato anche l’Ercole Artoni che occupava le case, che conobbe diversi brigatisti, che picchettava le fabbriche con gli operai. Un prete insolito che insieme agli studenti preparava i piani di contestazione, che collaborò con Loris Malaguzzi, che aiutò lo sviluppo di missioni in Brasile, che andò a Mosca nella delegazione italiana a favore del Vietnam e a Berlino nella Commissione disarmo. Ma che finì anche in carcere in isolamento, che fu sostenuto dal comitato delle prostitute, che conobbe la “Primula Nera” Paolo Bellini e, proprio con l’accusa di avere coperto la sua fuga, finì dietro le sbarre. «Per tre volte – raccontò il parroco – l’avvocato di Bellini mi telefonò da Firenze dicendomi che un tale Da Silva mi voleva vedere. Come prete ci andai, e mi trovai di fronte a Bellini. Dopo quindici giorni mi disse chi era. Prima però ha fatto fare la galera anche a me e a Don Braglia. Avrebbe potuto dirlo prima».
Nel frattempo, Don Ercole apriva le porte della sua canonica e della sua casa ai più poveri e ai più emarginati, divenendo uno dei primi a dare risposte concrete per affrontare il flagello della droga sin dagli anni ’70.
Era il 1977 quando, in un casolare di Mancasale, Don Ercole Artoni con l’autorizzazione del vescovo Baroni pose la prima pietra della Comunità “Centro Sociale Papa Giovanni XXIII”. Un progetto a favore inizialmente dei tossicodipendenti e degli emarginati, che, nel corso del tempo, si è ampliato all’inverosimile. Arrivando a trasformare la piccola realtà in Associazione Onlus apartitica, laica e indipendente che opera in una eterogeneità di settori, dalle tossicodipendenze all’alcol, dal disagio sociale alle ludopatie passando naturalmente dall’ospitalità. Sempre e comunque dalla parte dei bisognosi.
Nel 1976 Don Artoni aveva organizzato il primo gruppo di genitori con i figli tossici. Ci si trovava in Comunità ogni settimana al sabato pomeriggio. In poco tempo i genitori da 6 passarono a 40. Quante lacrime, quanti sensi di colpa, quanta rabbia – da parte di Don Ercole – verso la società e le istituzioni che non si ponevano l’obbligo di fermare l’ondata devastante della droga. Dal 1984 al 1996 la malattia dell’Aids mise a dura prova i ragazzi e le ragazze che ne furono contagiati oltre agli operatori. E, se il nulla in cui un tempo erano immersi i tossicodipendenti è stato in parte colmato, lo si deve anche al contributo del Centro Sociale Papa Giovanni XXIII.
Il 27 ottobre 2016 fu celebrato nella sede della Papa Giovanni, in via Madre Teresa a Sesso, il 60esimo anniversario di sacerdozio di don Ercole Artoni, ordinato il 24 giugno 1956. E il 28 maggio 2017 fu la volta dei festeggiamenti per i primi quarant’anni della Comunità papa Giovanni. Oggi, a 88 anni appena compiuti, Don Ercole continua ora come allora ad essere un prete scomodo. Con una filosofia di vita e di fede incrollabile: «Dare sempre senza domandare niente». —
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