Post contro il sì al referendum, caso archiviato
Nessun trasferimento d’ufficio nei confronti di Francesco Caruso ma secondo il Csm «ha usato toni inopportuni»
REGGIO EMILIA
Il Plenum del Consiglio superiore della magistratura, su proposta della prima Commissione, ha archiviato il procedimento di trasferimento d’ufficio sul presidente del tribunale di Bologna, Francesco Maria Caruso.
A pochi giorni dal referendum costituzionale del dicembre 2016, Caruso – che a Reggio presiede la Corte del maxiprocesso Aemilia contro la ’ndrangheta – definì sulla sua pagina Facebook la riforma fondata sui valori del «clientelismo scientifico e organizzato» e l’eventuale vittoria del sì un «atto di forza, estraneo al diritto».
Un commento riservato ad una platea di amici, che il giudice aveva pubblicato sulla propria pagina Facebook.
Il Csm ha ritenuto che, «al pari di ogni altro magistrato, aveva pieno diritto ad esprimere la sua opinione sul referendum costituzionale», pur sottolineando che «i toni e le espressioni utilizzate dal dottor Caruso sono state fortemente inopportuni».
«Si tratta – si legge nella delibera del Consiglio superiore della magistratura – di dichiarazioni che per un magistrato non possono non apparire fuori misura e prive di equilibrio: esse tendono a negare la legittimità della riforma approvata dal Parlamento e, nel contempo, a denigrare sul piano democratico i suoi sostenitori, paragonandoli addirittura agli italiani che, negli anni della guerra di liberazione, si schierarono con i nazifascisti. Ad essere aspri e contundenti non sono soltanto i toni ma anche i contenuti».
Il Csm rileva inoltre che lo scritto era sì «rivolto ad una platea di 200 persone» ma era «ampiamente prevedibile che, in ragione del ruolo pubblico ricoperto dal magistrato, qualcuna di esse, sia pure in maniera non corretta sul piano umano e relazionale, lo divulgasse all’esterno».
Tuttavia «non esistono i presupposti per l’apertura di un procedimento per incompatibilità ambientale o funzionale».
Infatti, secondo il Csm le dichiarazioni, «per quanto inizialmente veicolate su un quotidiano locale (la Gazzetta di Reggio, ndr), non hanno in realtà riguardato il contesto territoriale», ma un evento «nazionale», né vi erano «significativi riferimenti alla situazione politica locale e ad esponenti locali. Non vi è quindi ragione per ritenere che tali dichiarazioni abbiano potuto e possono tuttora radicare una situazione di incompatibilità ambientale». —
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