Gazzetta di Reggio

Reggio

CONDANNA DEFINITIVA 

Tentò di stuprare la figlia ora il padre è in carcere

Ambra Prati
Tentò di stuprare la figlia ora il padre è in carcere

I fatti risalgono all’ottobre del 2014 quando la bambina aveva 11 anni  L’uomo prelevato ieri nella sua abitazione: dovrà scontare 4 anni e 8 mesi 

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REGGIO EMILIA

È stato prelevato all’alba a casa sua, un’abitazione nella prima periferia cittadina, dai carabinieri della stazione di Reggio Emilia Santa Croce, che hanno dato esecuzione a una ordinanza di custodia cautelare. La condanna di primo grado è diventata definitiva e il papà di 49 anni – del quale non forniamo le generalità per tutelare la vittima – è ora detenuto al carcere della Pulce, per un reato infamante: deve scontare 4 anni e 8 mesi per tentata violenza sessuale sulla figlia (con l’aggravante dell’età della piccola, sotto i 14 anni).



Il fatto risale al 27 ottobre 2014, quando, nell’abitazione di famiglia in un comune della Val d’Enza, il genitore completamente ubriaco ha tentato di abusare sessualmente della ragazzina, all’epoca di undici anni, desistendo solo grazie all’intervento della vicina di casa. In realtà questa storia terribile si è svolta in due diverse occasioni e nei confronti di due bambine, anche se l’uomo è finito alla sbarra unicamente per il secondo episodio: la tentata violenza sulla propria figlia.

L’uomo, all’epoca 45enne e afflitto da una dipendenza cronica dall’alcol, in un primo tempo ha rivolto le sue attenzioni morbose alla figlia della vicina di casa, coetanea e compagna di giochi della figlia. Qualche giorno dopo è tornato in azione, questa volta prendendo di mira la piccola. Ad accorgersi di quanto stava accadendo e ad impedire che l’abuso fosse portato a compimento è stata la madre della undicenne vicina di casa. Quel giorno la donna ha sentito la ragazzina urlare e lamentarsi, si è recata nell’appartamento della piccola e quando ha aperto la porta si è trovata di fronte ad una scena inimmaginabile: l’undicenne era stata denudata dal padre in preda all’ebbrezza alcolica, che tentava di costringerla ad atti sessuali nonostante la strenua difesa della bambina.



L’episodio è stato segnalato ai servizi sociali dell’Unione Val d’Enza, che hanno sottolineato come l’uomo, a causa della sua dipendenza, avesse perso il controllo in più occasioni. Grazie alla testimonianza chiave della vicina di casa, il padre è stato arrestato, allontanato dalla casa familiare e sottoposto a processo, dopo l’indagine coordinata dal pm Stefania Pigozzi e condotta dai carabinieri, dalla quale erano emersi riscontri probatori. La minore, ascoltata in audizione protetta, è stata ritenuta credibile dagli esperti in abusi sui minori e il 29 novembre 2017 il collegio del tribunale di Reggio (formato dai giudici Alessandra Cardarelli, Luca Ramponi e Simone Medioli Devoto) ha emesso la sentenza di primo grado: una condanna a 4 anni e 8 mesi. Una pena ritenuta all’epoca insufficiente dall’avvocato Marco Scarpati, che ha rappresentato la parte offesa (la figlia) e l’Unione Val d’Enza; nessuna provvisionale però per questi ultimi, non costituitisi parte civile a causa di una mancata notifica e di tempi tecnici. Da parte sua il genitore non ha impugnato la sentenza, anche se in Appello potrà chiedere di scontare la pena agli arresti domiciliari.

Così nell’aprile scorso la sentenza è diventata effettiva e l’Ufficio Esecuzioni Penali della Procura reggiana ha spiccato un mandato d’arresto, riaprendo le porte del carcere per il padre. —





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