Una perizia sulle cause di morte di Carletto
In aula si scontrano due tesi sulla tragedia: l’effetto del detergente ingerito e l’eccessivo uso di un farmaco al S.Maria
SAN MARTINO IN RIO
Era nell’aria, ma ora il giudice Sarah Iusto ha deciso di disporre una perizia sulle cause di morte del piccolo Carlo Russo (2 anni) che il 25 agosto 2015 bevve un sorso di detergente nel bar dei genitori.
Nella prossima udienza verrà formato un collegio peritale che esaminerà l’esito dell’autopsia, le cartelle cliniche ed altra documentazione medica.
DUE TESI CONTRAPPOSTE
Una mossa del magistrato giudicante che arriva dopo alcune udienze – in tribunale a Reggio Emilia – in cui si sono contrapposte due linee di pensiero: quella della pubblica accusa e delle parti civili che sostengono – supportati dal risultato di due perizie di parte – che a uccidere il bambino sia stata la somministrazione eccessiva di un farmaco anestetico (il Propofol) sconsigliato in età pediatrica e l’altra, della difesa, che sostiene invece – agli atti anche in questo caso una perizia – che la morte lenta e tragica del piccolo Carlo sia stata provocata dall’intossicazione progressiva e inarrestabile dovuta all’ingestione della sostanza caustica che, alla fine, avrebbe provocato l’aritmia maligna pericardica che ha portato il bambino alla morte.
Ieri sono state sentite due dottoresse e il direttore del Centro Antiveleni di Pavia. La struttura sanitaria lombarda di alta specializzazione in quei terribili giorni era in contatto telefonico con l’ospedale Santa Maria Nuova in cui era ricoverato il povero Carlo.
MONITORATO UN QUADRO GRAVE
Sono emersi tanti aspetti di questa vicenda che lascia senza fiato: il trasferimento del piccolo dalla Pediatria alla Rianimazione, le complicazioni che montavano di ora in ora e il bimbo che veniva sottoposto prima a gastroscopia poi alla tac per la tachicardia che l’aggrediva. «Un quadro grave», rimarcano tutti i testimoni.
Sono a giudizio la madre Giusy (all’anagrafe Maria) Cataldo, nella duplice veste di imputata per l’omessa custodia e concorso in omicidio colposo (come imputata è difesa dall’avvocato Alessandro Conti, come parte civile dal legale Alessandro Carrara) e quattro medici della Rianimazione del Santa Maria (Manuela Salsi, Roberto Martini, Rossana Buono e Claudia Barbieri) accusati di omicidio colposo (difesi dagli avvocati Franco Mazza e Roberto Bassi). Si sono costituiti parte civile anche la nonna materna Filippa Cataldo e lo zio Gianluca Salvatore Cataldo (tramite l’avvocato Nicola Gualdi) e il nonno Giuseppe Cataldo (è tutelato dal legale Nicola Tria). —
T.S.
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